Gli appartenenti alle Forze dell’Ordine devono sempre avere una ‘condotta esemplare’ e non possono ‘arrecare disonore’ al Corpo di appartenenza attraverso relazioni extraconiugali. Insomma, chi ha una divisa non può avere un’amante.
A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che ha confermato la condanna a quattro mesi di reclusione ad un appuntato dei Carabinieri che ha reagito in malo modo – dandogli del ladro e dell’infame e facendo il gesto di rovesciargli addosso la scrivania -ad un richiamo fatto da un suo superiore che lo invitava a mettere fine alla relazione extraconiugale. In primo grado l’uomo era stato assolto in quanto la minaccia proferita era riconducibile “ad un contesto di relazioni private e personali, estranee al servizio”. Insomma, nessuno, soprattutto sul lavoro può essere giudice della vita privata di altri.
Dopo il ricorso del Pubblico Ministero la Corte d’Appello aveva ribaltato il verdetto giudicando opportuno “il richiamo del superiore all’osservanza, della norma che prescrive al militare di tenere in ogni circostanza una condotta esemplare a salvaguardia del prestigio delle forze armate”. La relazione, inoltre, era di “pubblico dominio e arrecava evidente disonore all’Arma”.
In Cassazione l’appuntato ha sostenuto, ancora una volta, che la vicenda aveva “natura privata” e non costituiva quindi una “violazione del regolamento militare”.
La Suprema Corte in tutta risposta ha ritenuto il richiamo “legittimo e doveroso”. Il rapporto extraconiugale infatti secondo la Corte ha natura privata ma non è “estraneo al servizio”. Nè è stata considerata accettabile “l’illecita reazione dell’imputato, integrante l’insubordinazione”.
Redazione Irpinia
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