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“Non si può non vedere il dramma che si consuma all’interno delle nostre prigioni. L’incredibile sovrappopolamento e le condizioni afflittive, umilianti ed inumane della detenzione e del lavoro stanno trasformando, inesorabilmente, le nostre carceri in luogo di supplizio e tortura. Alle 18.00 di ieri erano ristretti 67.542 detenuti a fronte dei 59.060 presenti al primo gennaio. I detenuti stranieri ammontano a 24.944 (36,93%), gli italiani sono 42.598 (63,0%). Il 44% dei detenuti riveste posizione giuridica di imputato, il 53% ha riportato condanne definitive. Non meno grave la situazione organica del Corpo di Polizia Penitenziaria che – rivela Sarno – a fronte delle circa 42mila unità previste in organico può contarne su appena 34.988 (- 16%) in servizio effettivo. Se si detraggono al totale complessivo le centinaia di unità impiegate in compiti amministrativi, complementari e sussidiari emerge quel quadro di emergenza operativa ben noto a tutti. Ciò, evidentemente, significa che al personale della polizia penitenziaria vengono negati persino i diritti elementari come riposi settimanali e ferie. Ne si può sottacere l’ incredibile condizione per la quale a fronte di un esponenziale aumento del lavoro straordinario corrisponde una diminuzione delle spettanze economiche; perché a questi lavoratori si chiede di più ma non vengono pagati gli straordinari ed in molti casi per garantire i servizi di traduzione (quindi il diritto di difesa degli imputati) debbono anticipare di tasca propria le spese per i carburanti. Inevitabile quindi che sull’intero territorio proliferino le manifestazioni di protesta”.
Per la Uil Pa Penitenziari serve uno sforzo organizzativo e legislativo per ricondurre nei binari dell’ordinarietà la gestione del sistema penitenziario.