Carceri e sovraffollamento: a Bellizzi detenuto ferisce un agente

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Avellino – “Con i tre agenti aggrediti e feriti da un detenuto al Tribunale di Genova e l’agente ferito da un detenuto presso l’infermeria del carcere di Avellino, sale a 67 il numero di agenti penitenziari feriti dall’inizio dell’anno. Questi episodi di violenza confermano, qualora ce ne fosse stato bisogno, la grave tensione che attraversa il circuito penitenziario italiano. Inoltre 23 sono stati i suicidi, 32 i suicidi sventati in extremis dalla polizia penitenziaria. Tre le evasioni portate a termine, quattro tentate e sventate. D’altro canto le violente proteste registrate a Fossano, Verbania, Venezia, Vicenza e Porto Azzurro per non parlare dell’incendio al Beccaria o delle battiture a Catania, Poggioreale, Genova e Roma. Questi sono chiari segnali di cosa attende gli operatori penitenziari nelle prossime settimane”: Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, aggiorna i relativi all’universo penitenziario.
“Non si può non vedere il dramma che si consuma all’interno delle nostre prigioni. L’incredibile sovrappopolamento e le condizioni afflittive, umilianti ed inumane della detenzione e del lavoro stanno trasformando, inesorabilmente, le nostre carceri in luogo di supplizio e tortura. Alle 18.00 di ieri erano ristretti 67.542 detenuti a fronte dei 59.060 presenti al primo gennaio. I detenuti stranieri ammontano a 24.944 (36,93%), gli italiani sono 42.598 (63,0%). Il 44% dei detenuti riveste posizione giuridica di imputato, il 53% ha riportato condanne definitive. Non meno grave la situazione organica del Corpo di Polizia Penitenziaria che – rivela Sarno – a fronte delle circa 42mila unità previste in organico può contarne su appena 34.988 (- 16%) in servizio effettivo. Se si detraggono al totale complessivo le centinaia di unità impiegate in compiti amministrativi, complementari e sussidiari emerge quel quadro di emergenza operativa ben noto a tutti. Ciò, evidentemente, significa che al personale della polizia penitenziaria vengono negati persino i diritti elementari come riposi settimanali e ferie. Ne si può sottacere l’ incredibile condizione per la quale a fronte di un esponenziale aumento del lavoro straordinario corrisponde una diminuzione delle spettanze economiche; perché a questi lavoratori si chiede di più ma non vengono pagati gli straordinari ed in molti casi per garantire i servizi di traduzione (quindi il diritto di difesa degli imputati) debbono anticipare di tasca propria le spese per i carburanti. Inevitabile quindi che sull’intero territorio proliferino le manifestazioni di protesta”.
Per la Uil Pa Penitenziari serve uno sforzo organizzativo e legislativo per ricondurre nei binari dell’ordinarietà la gestione del sistema penitenziario.

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