Carceri, anche in Irpinia una fotografia in bianco e nero

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Questa mattina, presso il Circolo della Stampa di Avellino, il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello ha presentato la relazione annuale 2025 sullo stato delle carceri, offrendo una fotografia dettagliata anche della situazione negli istituti penitenziari irpini.

“L’immagine delle carceri italiane è in bianco e nero, ed è la stessa che troviamo in Campania”, ha spiegato Ciambriello. Il primo nodo resta il sovraffollamento: in Italia i detenuti sono circa 64mila a fronte di 45mila posti disponibili. In Campania si contano 7.807 detenuti per 5.500 posti, con un deficit di circa 2mila unità. In provincia di Avellino, invece, i detenuti sono circa 1.100 a fronte di appena 830 posti reali.

Altro tema centrale è la carenza di personale. Gli agenti di Polizia Penitenziaria in Campania sono 3.706; in Irpinia 556, con una mancanza di almeno 32 unità. Tra le strutture più critiche, Ciambriello indica quelle di Bellizzi e Ariano. A preoccupare non è solo il numero dei detenuti, ma anche la loro condizione: in provincia di Avellino si contano 239 detenuti tossicodipendenti, di cui circa 120 solo a Bellizzi. “Se non si offrono percorsi adeguati, con supporto psicologico e strutture idonee, è difficile parlare di reinserimento”, ha sottolineato. Il garante ha poi richiamato l’attenzione sulla salute mentale, definita una delle principali emergenze. In Campania, nel 2024, si sono registrati 7 suicidi, 132 tentativi di suicidio e oltre mille episodi di autolesionismo. Numeri significativi anche in Irpinia: 16 tentativi di suicidio a Bellizzi, 6 ad Ariano, 5 a Sant’Angelo dei Lombardi. “Abbiamo chiuso i manicomi, ma il problema della salute mentale non è scomparso”, ha detto, evidenziando anche le criticità legate alle REMS e ai servizi territoriali. Non mancano disfunzioni organizzative: “Capita che un detenuto debba effettuare una visita o un intervento, ma non arriva il nucleo di traduzione. Sono problemi concreti che incidono sulla vita quotidiana”. Tra le proposte, Ciambriello ha ribadito la necessità di ridurre il ricorso alla custodia cautelare e aumentare le misure alternative: “Il carcere deve essere l’extrema ratio”. In questa direzione, ha auspicato un lavoro condiviso con l’Ufficio di Sorveglianza e la Procura.

Spazio anche a una riflessione sul tema delle candidature degli agenti di Polizia Penitenziaria alle elezioni amministrative, le cosiddette “liste farlocche” per ottenere un mese di congedo. “È un diritto previsto dalla legge, ma spesso si traduce in una beffa: zero voti o quasi. La politica deve interrogarsi su queste scelte”, ha commentato.

Infine, un appello alla responsabilità collettiva: “Serve una vera organizzazione della comunità penitenziaria, fatta di detenuti e operatori. Se stanno bene gli uni, stanno bene anche gli altri”.