Capaldo a De Mita: “Non abbiamo nessun potere da difendere”

0
239

Atripalda – Dopo l’intervento di Ciriaco De Mita e l’invito a ripensarci, Gerardo Capaldo intervenendo al comizio di ieri sera in Piazza Umberto I° in appoggio alla lista “Al Centro per Atripalda” guidata dal candidato a sindaco Arturo Iaione, anche al fine di evitare distorsioni o interpretazioni giornalistiche, ha inviato in copia integrale l’intervento espresso dal palco. Riteniamo utile la sua pubblicazione di alcuni stralci senza nessun commento. —- Cari amici , credo sia necessario ritornare ancora una volta sulle ragioni di quello che molto efficacemente è stato definito il FATTO NUOVO nella vicenda politica di questa città, destinato a sconvolgere il risultato elettorale; per la verità è stato anche definito lo strappo, definizione assolutamente impropria. perché noi non abbiamo strappato un bel niente. Noi, io e tanti altri amici, la gran parte degli iscritti al circolo don Luigi Sturzo, per intenderci il circolo che ha fondato e fatto crescere la Margherita ad Atripalda, quel circolo al quale tanto si è dedicato l’amico Lello La Sala, non abbiamo fatto nessuno strappo; ci siamo invece semplicemente e fermamente rifiutati di seguire la Margherita in quel percorso avventuroso che la porta ad essere già oggi un solo partito con i diesse (lo ha detto Rutelli), un partito di sinistra (lo ha detto Fassino), e che la porterà, lo dico con matematica certezza, a disperdere le sue originarie ambizioni di rappresentanza del riformismo moderato, per la verità già alquanto incerte e sbiadite. Debbo rivendicare che da tempo noi avevamo esercitato forti ed argomentate pressioni sui dirigenti della Margherita, ed in modo particolare su De Mita senior, perché desistessero da una iniziativa che non avrebbe incrociato la condivisione del nostro elettorato . Abbiamo con forza sostenuto che la Margherita non dovesse rinunziare a rappresentare – nel centro-sinistra – la voce della moderazione, il punto di equilibrio della migliore tradizione del popolarismo, del riformismo laico e dell’ambientalismo. Ed abbiamo sostenuto che su queste basi noi avremmo concorso alla costruzione del centro-sinistra essendo chiaro, a tutti ed in ogni momento,che noi fossimo il Centro. Del resto lo stesso Ciriaco De Mita, da mesi andava esprimendo sul progettato partito unico forti riserve, dubbi, perplessità e certezze contrarie. Quel che poi non si spiega è come mai egli, mentre rinnovava con grande enfasi quelle stesse perplessità davanti alla platea del congresso di Roma dell’aprile scorso, quello che ha sancito la fine della Margherita, abbia poi concluso per dire di sì a questa avventura; perché ancora ieri sera, in questa piazza, egli ha spiegato tutte intere le sue preoccupazioni fino allo scetticismo. Quale che sia la spiegazione, nessuna di esse ci ha convinti ad andare; la verità è che non siamo andati perché noi non abbiamo nessun potere da difendere o da conservare, nessun potere da conquistare. Nulla se non la coerenza dei nostri comportamenti e delle nostre storie personali e politiche. Nessuno strappo quindi, ma la conferma di una decisione maturata a lungo, meditata e sofferta, che per estrema lealtà avevamo preannunziato da tempo. La lealtà con la quale noi abbiamo per tempo e senza equivoci manifestato il nostro rifiuto del partito unico, ma anche la lealtà con la quale tanti di noi hanno militato nella Democrazia Cristiana, poi nel Partito Popolare e poi ancora nella Margherita, avrebbe dovuto consigliare, al giovane De Mita un atteggiamento meno astioso e meno provocatorio. Perchè anche questo va detto noi siamo stati provocati di brutto e con grande arroganza! Del resto proprio De Mita senior è il miglior testimone della insistenza con la quale io gli ho posto domande preoccupate sul futuro della Margherita; ed è testimone della circostanza che io declinai il suo invito ad essere il coordinatore provinciale del partito proprio una in ragione delle mie riserve sul futuro che si andava preparando. Di questo egli con grande onestà intellettuale mi ha dato pubblicamente atto nel comizio di ieri in questa piazza. Quando noi abbiamo reso noto, con un documento politico pubblico ed esplicito, di voler prendere le distanze dal partito unico e di voler continuare a rappresentare quel Centro politico nel quale si possono riconoscere quanti condividono il patrimonio ideale del popolarismo e del riformismo moderato, è scoppiata la bagarre, è scattata una biliosa ritorsione per lesa maestà presunta. La Margherita provinciale si è affrettata ad assumere un perfetto stile botteghe-oscure, quello che si addice al nuovo partito cosiddetto democratico, preoccupata di compiacere i nuovi compagni sin dalle prime esibizioni, e da costoro si è fatta pilotare !!!!! Ha chiamato a raccolta sergenti e caporali e li ha esibiti alla città, si è fatto suggerire dai nuovi padroni un nome comodo da candidare a sindaco e lo ha investito: dal cilindro è uscito Aldo Laurenzano il cui nome mai era stato mai seriamente considerato per un tale ruolo. Qui è d’obbligo aprire una parentesi perché è necessario fare chiarezza su alcuni passaggi assai significativi che precedono il commissariamento della Margherita e la designazione di Laurenzano , passaggi non secondari che sono sfuggiti ad alcuni osservatori – primo fra questi Ciriaco De Mita – perché informatori malfidati glieli hanno taciuti. La Margherita locale affidò all’ing. Antonino Lombardi il mandato di verificare la praticabilità di una alleanza di centrosinistra che comprendesse anche il Diesse; ed all’esito positivo di questa missione, dopo aver messo bene in chiaro che il quadro politico non solo era delimitato a sinistra ma escludeva un asse privilegiato con i diesse, indicò nel prof. Raffaele La Sala il candidato a Sindaco della Margherita. La scelta del Portavoce, come della persona più indicata a rappresentare in maniera autentica l’orientamento del Circolo, avvenne con largo consenso e con la sola esplicita assenza di quelli del circolo Civitas, quelli che avevano da tempo imboccato la strada di fare la sponda ai diesse, una strada sulla quale poi li avete ritrovati. La candidatura di La Sala fu osteggiata dai diesse perché troppo centrista e fu lasciata cadere dalla strana coppia Lombardi/De Mita (Giuseppe) pronti i due ad adeguarsi alle pretese dei DIESSE pur di acquisire meriti lungo l’incerto percorso verso il Partito Democratico. Una pagina poco limpida della vicenda politica di questa città, che si è svolta con lunghi silenzi,dimissioni annunziate,non date e congelate e poi date, fino a delegittimare il partito locale per consegnarlo alle segrete alchimie del Coordinamento Provinciale. Una pagina poco limpida , come l’altra , quella che ha riguardato Geppino Spagnuolo la cui candidatura non ebbe fortuna perché pure lui era sospetto di avere una posizione autonoma sul partito unico e pure lui fu oggetto di veti e prese di distanza. Il veto venne da una vicina altura,la presa di distanza fu clamorosa, fu quella di Laurenzano . Il resto è vicenda nota; qualcuno ha messo insieme una lista e la ha definita centrosinistra; ma a nessuno è sfuggita la chiarissima e prevalente impronta DIESSE, né è sfuggito l’artificio di qualche travestimento. Naturalmente c’è stato anche il giuramento, si il giuramento, perché non a caso la prima,o forse la seconda dichiarazione pubblica di Aldo Laurenzano, è stato il giuramento. Difatti nella sua prima intervista da candidato, quella rilasciata al Sabato del 2 maggio, si legge che egli “condivide … la strategia di costruzione del partito democra-tico ipotizzata dal Presidente De Mita“ dichiarazione rilasciata nelle mani di De Mita Junior che lo aveva officiato,una dichiarazione necessaria a rassicurare i nuovi compagni. E’ andata così che ALDO, che fino a ieri si dichiarava fra i più refrattari al partito unico, appena ottenuta la nomination si è convertito, si è messo a disposizione ed ha portato con sé alcuni amici. E tuttavia, siccome la lista era e resta assai caratterizzata a sinistra sia per numero che per peso politico; siccome per vincere servono i voti degli elettori moderati, ecco che ALDO chiede il sostegno dei big della Margherita. Ecco, questo è il contesto dinanzi al quale noi centristi ci siamo trovati; ed abbiamo dovuto decidere, ed abbiamo dovuto farlo in poche ore; la scelta si è posta fra un disimpegno, che avrebbe di fatto dato il via libera al partito unico, ed una presenza nella competizione elettorale; abbiamo scelto questa seconda strada che percorriamo insieme ad altri gruppi politici del CENTRO che si erano raccolti intorno al candidato sindaco Arturo Iaione, una persona amica con la quale negli anni abbiamo sempre positivamente lavorato. Abbiamo scelto ritenendo che fosse nostro dovere offrire un punto di riferimento ai tanti atripaldesi ai quali, in questi anni, avevamo indicato la Margherita come partito capace di rappresentare il CENTRO in una coalizione di centro-sinistra. Questo, dico a De Mita, è il senso della nostra scelta, che è una scelta politica e non è una bega né personale né di paese, beghe alle quali in tanti anni non ho mai dato spazio. A De Mita dico anche che ho molto apprezzato l’onestà con la quale egli ha testimoniato pubblicamente della mia lealtà e del mio persistente riferimento al Centro Moderato; apprezzo la lucidità con la quale ha rappresentato la inconsistenza del progetto di partito unico ma – al pari di tantissimi amici – non posso condividere le conclusioni alle quali egli perviene; bene ha fatto a ricordare la mia adesione al PPI e quella più stentata alla Margherita perché questi precedenti spiegano, più d’ogni altro, il mio rifiuto a confluire in un partito di sinistra. Caro De Mita , noi che di questa Città conosciamo uomini e cose e non ci fidiamo di soffiate superficiali ed interessate, insieme alla maggioranza dei cittadini elettori sappiamo chi scegliere: per sindaco scegliamo Arturo Iaione. Ma prima di chiudere debbo dare risposta adeguata anche alle accuse false e infondate che mi sono state rivolte. Perchè alle accuse ingenerose rispondere è obbligatorio .In una intervista al Sabato la De Simone, – con quel freddo cinismo che solo io ho scoperto troppo tardi – insinua che avrei messo il bastone fra le ruote della Rega; ho sentito la Rega, lei non ha mai ha fatto una affermazione del genere – né avrebbe avuto motivo per farla –; e allora alla De Simone io dico che se nessuno ha motivo di mettere in dubbio la mia lealtà, meno che mai ha il diritto di farlo lei, proprio lei, che della mia lealtà politica è stata più volte testimone perché destinataria ed unica beneficiaria. E alla stessa persona che si azzarda a tacciare di trasformismo la mia decisione di non seguire la Margherita nel suo cupio dissolvi nella sinistra, io rispondo che semmai trasformisti sono coloro i quali, uomini e donne, che sono entrati in politica da comunisti, e di mutazione in mutazione, si sono accomodati nelle stanze del potere. Un potere esercitato con uno spirito clientelare degno d’altri tempi, se, come abbiamo sentito in questi giorni, è stata ripristinata l’abitudine di vantarsi – da un ruolo istituzionale – dei finanziamenti elargiti. Ambigua ed inaffidabile anche lei, come i suoi compagni di Atripalda. Ecco perché noi siamo al centro al CENTRO PER ATRIPALDA.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here