Mercogliano – Il 2 febbraio di ogni anno, giorno della Candelora, i napoletani partono per dirigersi in pellegrinaggio a Montevergine per venerare la Madonna Nera o “Mamma Schiavona”.
La processione verso Montevergine si svolge nel giorno in cui la Chiesa ricorda la presentazione di Gesù al tempio e la purificazione della Beata Vergine Maria. Ma tra in Irpinia questa festa ha una caratteristica davvero insolita poichè, da tempo immemorabile e sempre con lo stesso clamore ed inalterata devozione, coinvolge un pubblico decisamente particolare di fedeli: i “femminielli”, ossia gli omosessuali travestiti che popolano alcune zone della Napoli antica ed in particolar modo i Quartieri Spagnoli.
Risale al 2 febbraio 2002 una durissima protesta dell’abate di Montevergine, monsignor Tarcisio Nazzaro il quale, rivoltosi dall’altare a un folto gruppo di travestiti napoletani, ne ha criticato sia la loro presenza in chiesa e sia i riti di sapore ancora pagano che per tradizione si svolgono sul sagrato prima della messa, con tammurriate, tarantelle e antichi canti dedicati alla Madonna Nera.
Nonostante l’alto prelato abbia paragonato i femminielli ai mercanti che affollavano il tempio fino a quando Gesù non li scacciò, il secolare rito della gita al santuario non si è interrotto ed anzi ha anzi visto ancor più rafforzato il suo messaggio di tolleranza e di accoglienza, proprio nel giorno della festa religiosa che celebra l’incontro tra Dio e gli uomini.
Ma quest’anno da più parti arriva un invito alla sobrietà e al rispetto della “etichetta” ecclesiale. A questo proposito si registrano posizioni divergenti.
Da sempre vicini ma ora… distanti. Don Vitaliano Della Sala in vista della Candelora certamente non le manda a dire e nel mirino del parroco barricadiero finisce l’ex onorevole Vladimir Luxuria.
“Basta passerella, anche Luxuria la deve smettere di utilizzare un rito religioso a fini politici. La Candelora deve ritornare al valore religioso tradizionale e i femminielli non hanno bisogno di protettori politici”. Nella polemica in vista del 2 febbraio interviene anche l’Abate di Montevergine Dom Beda Paluzzi che annuncia: “La politica resti fuori dal tempio di Montevergine, ai politici e ai gruppi folkloristici l’invito a venire al Santuario in preghiera e in ginocchio da mamma Schiavona. Nessuna strumentalizzazione, il rito deve restare religioso secondo le consuetudini ecclesiastiche”.
