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Dopo il successo dell’adattamento teatrale di Ca-murrìa, segnalata all’VIII edizione del Premio Nazionale di Drammaturgia Fersen, Arnolfo Petri presenta il romanzo nella sua città natale. Il regista e attore, ideatore del “teatro dell’anima”, si cimenta per la prima volta con la forma narrativa e attraverso una scrittura appassionante e immaginifica crea un delicato e intricato legame umano che nasce all’interno di una cella della sezione protetta del carcere di Secondigliano. Attraverso il rapporto che si instaura tra Totore, un camorrista detto “l’ammazzapreti”, e Marcello un colorato professore accusato di un crimine “vergognoso”, Petri delinea un’ umanità dolorosa e pulsante nella difficile realtà detentiva. I due protagonisti si raccontano l’un l’altro, sembrano gridare al mondo, la loro voglia di comprensione, accettazione, ma soprattutto di tenerezza.