AVELLINO- Anche ad Avellino una delle truffe del click realizzate dagli uomini del potentissimo clan Mazzarella su tutto il territorio nazionale e svelate dalle indagini della Procura guidata da Nicola Gratteri. E’ quanto emerge dalla ricostruzione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli riguardo alle frodi informatiche realizzate da una delle articolazioni del clan napoletano, quella che faceva riferimento al gruppo di Brusco Gennaro, che con varie tipologie avrebbe messo in atto decine di frodi in tutta Italia. La truffa e’ tra i capi di accusa contenuti nelle 900 pagine della misura cautelare firmata su richiesta della Procura Antimafia di Napoli dal Gip Luca Della Ragione ed eseguita ieri dai Carabinieri nei confronti di sedici indagati, dodici in carcere e quattro con il divieto di dimora in Campania. La contestazione nei confronti di Brusco e’ quella di accesso abusivo al sistema informatico e frode informatica per agevolare il clan Mazzarella.
IL CASO AD AVELLINO
La truffa ai danni di una donna di Avellino era avvenuta il 13 ottobre del 2022, quando la vittima, accortasi dell’ammanco sul suo conto corrente, aveva denunciato tutto alla stazione dei Carabinieri di Avellino. La vittima era stata contattata
da un soggetto che si era qualificato con il nome di Marco Bisceglie funzionario della
sua banca in quanto era prossima la scadenza della carta bancomat. Il falso funzionario aveva informato la donna che a breve avrebbe ricevuto sul proprio cellulare, un sms che conteneva un link che la donna doveva cliccare in maniera tale da attivare la procedura necessaria per il rinnovo della carta bancomat. La vittima ritenendo di essere in contatto con un funzionario della banca, aveva seguito tutta la procedura cosi come gli era stata indicata dal sedicente Marco Bisceglie. Ma aveva verificato sul proprio conto corrente, che c’ erano stati dei prelievi fraudolenti. Una somma di 5250 euro. Per il Gip sussiste la gravità indiziaria sia per il reato di accesso abusivo al sistema informatico che per la frode informatica.
IL MODUS OPERANDI
Le indagini dei Carabinieri hanno avuto modo di rilevare il modus operandi del sodalizio, che compiva azioni fraudolente in Italia ma anche in alcuni casi nel territorio iberico, i cui associati riuscivano a truffare le vittime mediante attività di phishing (e-mail contraffatte) e vishing (telefonate fraudolente), attraverso le tecniche di caller ID spoofing (modificando il numero del chiamante in modo da far figurare quello dell’istituto di credito di appartenenza), inducendo così in errore la vittima, che ritenendo di parlare con un operatore del proprio istituto di credito rivelava dati sensibili, anche attraverso l’inoltro di successivi link che conducevano a siti “clone”; accertare come gli autori dell’azione criminale, qualificandosi quali operatori antifrode/agenti della polizia postale o militari dell’Arma dei Carabinieri, convincevano le vittime a disporre bonifici in loro favore, per scongiurare supposte operazioni illecite sui relativi conti correnti.
Redazione Irpinia
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