![]()
Gli fa eco l’amministratore delegato e direttore generale biancorosso Enzo Montemurro: “E’ la persona adatta per ricporire questo ruolo. Il valore aggiunto è rappresentato dal fatto che è un varesino; sono certo che ci darà una mano ad uscire da questo periodo e che sarà la persona giusta per impostare il futuro di questa società”.
“Vorrei ringraziare tutti i miei allenatori e tutti i miei compagni: coloro che ho avuto a Gazzada, coloro che ho conosciuto al Varese, nel settore giovanile fino alla prima squadra. Non posso citarli tutti, ma li conosco tutti a memoria, da Borghi a Morini, da Scandroglio, a Monteverdi del Gazzada. E’ grazie a tutti loro se ora sono qui” esordisce Gabriele Ambrosetti. “Vorrei condividere con loro questo momento di gioia” continua il nuovo direttore sportivo biancorosso.
“Tengo a precisare che questo incarico è frutto di una scelta di Enzo Montemurro, che mi ha seguito, spiato, osservato e selezionato. Ringrazio il mio presidente, Nicola Laurenza, non vedo l’ora di iniziare a lavorare per bene”.
“Sono giovane, so che commetterò errori, ma l’errore è il primo margine di miglioramento. Ho studiato per fare questo lavoro, sono molto emozionato perchè mi trovo nella squadra in cui faccio il tifo e che mi ha cresciuto. Il destino, il fato o, per citare Josè Mourinho, il “culo”, mi hanno portato a lavorare nella squadra della mia città, perciò sono molto determinato a raggiungere i miei obiettivi”.
“Non permetterò a nessuno di invadere le mie competenze, non credo che ci sarà un procuratore che mi possa convincere a prendere un giocatore che io non conosco, a patto che ci sia un giocatore che non conosco. Il mio lavoro si basa sull’attività di scouting, mi informo e voglio conoscere”.
Oggi allo stadio hai parlato ai bambini della Scuola Calcio: “Auguro loro di divertirsi sempre quando giocano a pallone. Il calcio lo puoi valutare solo negli occhi di un giocatore, sia che abbia 10 anni sia che ne abbia 30”.
D.S. del Varese è comunque una grande responsabilità: “Sono partito da Gazzada, e sono arrivato in Champions League. Per inseguire i tuoi sogni devi prenderti delle responsabilità e metterci passione. Io ho tanta passione per il mio lavoro e non ho paura delle responsabilità. La faccia è mia, sono pagato per portare dei risultati a chi mi comanda”.
C’è un modello a cui ti ispiri? “No, si può imparare da tutti”.
Come ti spieghi questa stagione del Varese? “Non posso rispondere, non servono le parole, ora pensiamo solo a correre e battagliare. Cominciamo a salvarci, poi programmeremo il futuro”.
Sabato si è avvertita la paura di retrocedere di squadra e città, che ne pensi? “No, quest’anno noi non retrocediamo”.
Parlavi prima di scouting, in Italia siamo indietro…”Lo scouting in Italia è remoto, passivo e fatto male. Ho i miei collaboratori e osservatori di fiducia con cui mi confronto. Mi fido della loro competenza e voglia di lavorare, poi però voglio visionare io con i miei occhi: è fondamentale l’organizzazione e la pianificazione”.