Calcio – Uniti e compatti per salvare il vecchio cuore biancoverde

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Il countdouwn verso la prima scadenza da rispettare sta per terminare, la marcia di avvicinamento al primo appuntamento per l’iscrizione è arrivata agli ultimi passi. Tra nove giorni ci sarà il round 1 per l’affiliazione dell’ ‘Us’ alla Lega Pro. Le lancette dell’orologio vanno avanti ed il futuro dell’Avellino è di difficile definizione, gli spettri di una storia che potrebbe interrompersi a tre anni dal centenario sono concreti. Cosa ne sarà della ‘1912’, al momento non è dato saperlo. Il popolo irpino, come sempre unico vincitore ma allo stesso tempo l’unico a soffrire per ciò che sta accadendo, domani scenderà in piazza per manifestare tutta la propria rabbia e per mostrare ancora una volta l’amore verso questi colori, verso quella casacca biancoverde considerata dalla intera comunità una seconda pelle. Lottare a testa alta, far capire che far finire il calcio ad Avellino è come far morire un pezzo di tutti coloro che hanno gioito e pianto per questa maglia. Di tutti coloro che si sono esaltati alle vittorie ritenute impossibili ed abbattuti per le cocenti ed inaspettate delusioni, ma che mai e poi mai hanno frenato il loro sentimento, hanno represso quell’attaccamento verso quella compagine che da sempre è orgoglio di questa terra. Quella passione che accomuna una città ed una provincia malati del lupo. La manifestazione organizzata dalla Curva Sud si terrà domani sera alle 19.00 a Piazza Libertà. Il raduno si svilupperà in due momenti e prevede un sit in sotto Palazzo Caracciolo, sede della Provincia, con successivo spostamento verso Piazza Del Popolo, in prossimità della sede del Comune. Si spera di raccogliere il maggior numero di persone possibili: “Salviamo il vecchio cuore biancoverde” è questo lo slogan della Curva, di quanti tengono le sorti dell’Avellino. La fondazione ideata dal duo Sibilia-Preziosi, il pool di cinque imprenditori “sollecitato” da Biazzo, Pugliese che cerca le transazioni con i tesserati; un caos generale per una situazione che al momento pare non volersi sbloccare. Nessuno, proprio nessuno, tra la tifoseria, tra chi segue da sempre le sorti di questa squadra, intende vedere la storia interrompersi. Terminare una splendida favola tra i professionisti che nel passato recente e negli anni d’oro della serie A ha visto il ‘Davide irpino’ superare i ‘Golia’ dell’olimpo del calcio. La retrocessione potrebbe lasciare una ferita ancor più profonda di quella che si può pensare. Il popolo avellinese non vuole vedere spegnere la propria passione per gli errori altrui e per questo cercherà, fino a quando ci sarà uno spiraglio, una piccola speranza per non far morire il ferito lupo. Chi ha seguito sempre nel bene e nel male la squadra, prova terrore al solo pensiero di dover annaspare nelle serie dilettantistiche. Il tempo è veramente poco, ma riuscire nell’impresa di far restare questa casacca nella terza serie nazionale è possibile.

La scorsa settimana si leggeva in un volantino in un foglio di carta che raccoglieva il pensiero di chi è da sempre vicino al pallone, di chi non vuole vedere cancellata con una folata di vento le emozioni vissute: “Sono il lupo, ho dato tanto e cosa vi ho chiesto mai, io? Niente. Niente che non fosse il gridare il nome mio e dei miei fratelli: “Lupi…lupi…lupi…lupi…lupi”. L’avete urlato per quasi cento anni; fatelo ancora, fatelo ora, fatelo più forte che mai. Lottate per me, lottate affinché questi occhi, ora tristi e sofferenti, io non li abbia a chiudere per sempre. Non lasciate che io muoia. Vi prego. E se ciò dovesse accadere, fate che nei vostri giorni futuri non abbiate a dire mai: “l’ho visto morire e non ho fatto nulla”.
Sareste peggiori di chi mi avrà ucciso!” Il lupo chiama e tocca ad Avellino rispondere.
Bisogna comunque unire le forze, ma soprattutto che il passo più lungo lo faccia l’imprenditoria e le istituzioni per permettere alla ‘1912’ di formalizzare la propria partecipazione al torneo di C, al resto si penserà dopo. Bisogna però, fare presto, molto presto. (di Sabino Giannattasio)

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