Meno di un mese dall’ennesima nefasta apparizione tra i cadetti. Poco tempo quello trascorso da un torneo che dopo un solo anno -consuetudine delle ultime avventure nella seconda serie nazionale dei lupi – ha visto i colori biancoverdi sprofondare nel baratro. Le lancette dell’orologio scorrono ed il futuro in questo momento rappresenta la cosa più importante. Pippo Porcari, attualmente a Parma per curarsi, non si dà pace, non si capacita dell’epilogo amaro che ha visto lui e l’Avellino colare a picco. Il centrocampista scuola Milan, uno dei pochi a salvarsi nel grigiore dell’ultimo lupo formato B, uno dei pochi a sudarsi la maglia, uno dei pochi a dare sempre il proprio contributo a lottare contro piccole e grandi del torneo, è pronto a ripartire dall’Irpinia.
Pippo, una retrocessione che brucia ancora. Come è il tuo stato d’animo? “Mi dispiace non aver potuto dare il mio apporto nel momento cruciale. Sono arrabbiato perché mi sono infortunato nel periodo decisivo del torneo. Restare fuori nelle ultime quattro gare e soffrire ‘inerme’ per una serie B conquistata sul campo; retrocedere in un campionato in cui era più facile salvarsi fa veramente male”.
Qualche mese fa avevi affermato di voler continuare a giocare con i lupi, il tuo pensiero resta lo stesso anche dopo questa brutta pagina?
“Io voglio rimanere, ho intenzione di continuare l’avventura ad Avellino. Sa la dovessi chiudere, un giorno, sarebbe mia intenzione farlo soltanto dopo un nuovo successo. Un’altra promozione perché la gente di questa città non merita la C”.
La più grossa mancanza della squadra di quest’anno? Spesso si è parlato dell’assenza di un uomo ‘guida’, a giochi fatti si può fare una analisi più lucida: “Nel complesso, come squadra abbiamo dimostrato scarsa personalità. Sotto questo aspetto sia Carboni che Calori avevano pienamente ragione. Purtroppo è mancato un leader, l’assenza di Biancolino nello spogliatoio si è sentita tanto. È mancato quel giocatore in grado di gestire gli umori nei momenti delicati, di trascinare la squadra nei periodi di difficoltà, di mettere ordine evitando atteggiamenti di ‘disordine’. Sotto questo aspetto posso dire che De Angelis e Di Cecco hanno dato davvero tutto”.
Avete sempre fallito le gare decisive…
“Di sicuro nei momenti cruciali non siamo riusciti a fare uno scatto in avanti: sbagliando le partite come quelle con il Messina ed il Grosseto ad esempio”.
Secondo te tutti fino alla fine hanno fatto il proprio dovere?
“Non lo so. Ognuno fa quello che ritiene più giusto, ascoltando la propria coscienza. C’è chi ci rimette una gamba come Di Cecco e c’è chi la toglie…”
Tanti dubbi intorno ad Anastasi che doveva essere il trascinatore ed invece… “Io non me la sento di accusare nessuno. Maurizio è stato infortunato. Fatto sta che per noi era un calciatore importante ed il suo apporto sia tecnico che di esperienza ci è mancato”.
Quando sono cominciati i guai dell’Avellino, il crollo, il calo verticale. quando ha ‘preso il via’. Poi nel finale di stagione c’è stata la sconfitta con il Cesena, dopo quello stop vi siete sciolti come la neve al sole… “Quella è stata la vera mazzata, ma lì avevamo ancora tante chance per rimanere tra i cadetti. I nostri problemi sono iniziati a gennaio”.
A te – come chi con te ha vinto il doppio spareggio con il Foggia – questo flop pesa di più: “Io penso che chi c’era qui l’anno prima ha dato davvero tutto, ha sempre lottato a prescindere dai limiti e dalle capacità che ognuno di noi può avere. Io non riesco a riprendermi perché questo campionato l’avevo conquistato con il sudore e con tanti sacrifici”.
Un ultimo pensiero per i tifosi…
“Sono incazzato io…figuriamoci loro”.
(di Sabino Giannattasio)
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