Calcio, l’ex patron Cipriano: “Serie A? Volere è potere”

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Da “Il Biancoverde” n. 26 del 7/03/2014

L’imprenditore Marco Cipriano, ex presidente dell’A.S. Avellino 1912, continua a seguire, costantemente, le vicende dei lupi. Un girone di andata oltre le aspettative. Un 2014 che, invece, lascia un po’ a desiderare. Tuttavia, l’ex patron biancoverde carica l’ambiente ed il suo predecessore Walter Taccone. Serie A? ‘Spingiamo per ottenerla’.

Come giudica la prima fase di campionato dell’Avellino?
“Il girone di andata è stato, senza dubbio, strepitoso ed è andato, di gran lunga, oltre le aspettative. L’Avellino di Massimo Rastelli ha dimostrato di disporre di un solido gruppo e soprattutto dai grandi contenuti. Tutti remano nella medesima direzione e tutti approvano un obiettivo comune. Dall’esperienza vissuta, personalmente, al fianco di questi colori, posso affermare che fare calcio con un principio collettivo porta al raggiungimento di risultati importanti”.

Un 2014 avaro di vittorie. Vuoi per la lunga pausa natalizia, vuoi per gli infortuni ed i torti arbitrali…
“L’Avellino del 2014 non mi dispiace affatto. Nella partita con la Ternana ho visto una squadra che ha espresso un gran bel gioco. La porta avversaria, però, era maledetta. Sembrava stregata, quindi non siamo riusciti a portare a casa i tre punti. Con la Virtus Lanciano, al Partenio, ho arguito un forte calo di concentrazione. Ma può anche starci. Tuttavia, quasi tutte le squadre che gravitano con noi nell’orbita alta della classifica, hanno subito una fase di stazionamento. E poi il mister ha dovuto fare i conti con parecchi infortunati. Con il Varese, invece, è successo di tutto. Le clamorose sviste arbitrali ci hanno letteralmente condannati. L’Avellino ha subito diversi torti arbitrali dall’inizio del campionato. Ingiustizie e ‘furti’ che hanno compromesso molteplici partite. Un vero peccato, infine, aver pareggiato, sabato, in casa con il Pescara al novantesimo. Con un pizzico di attenzione in più, avremmo potuto conquistare tre punti utili al morale e soprattutto alla classifica”.

Dove arriverà questo Avellino?
“Sicuramente chiuderemo il campionato accedendo ai play off. Da lì, inzierà un altro mini torneo dove ce la giocheremo a viso aperto con le concorrenti per il salto di categoria. Non voglio fare previsioni ma, ripeto, solo credendo in ciò che si vuole davvero, si raggiungono traguardi ambiziosi”.

Qual è il giocatore che l’ha impressionata maggiormente? Da quale si aspettava qualcosa in più?
“La rosa biancoverde è molto ampia. Sento di esprimere giudizi positivi su più elementi ed affermare anche che tutti hanno dato e stanno dando tanto alla squadra e alla meritevole piazza. D’Angelo è il calciatore che vedo giocare sempre con la stessa veemenza e lo stesso cuore. Millesi, forse, viene ‘usato con le gocce’ ma ogni volta si sacrifica e da il suo contributo lottando per il gruppo. Zappacosta si è rivelata una pedina importantissima, come lo stesso Izzo. Tra tutti, quello che un po’ ha deluso le mie aspettative è stato Togni. Macchinoso e lento nei movimenti. Superbo ed altezzoso nei comportamenti”.

Quali sono le sue considerazioni su mister Rastelli?
“Sta facendo bene. Il tecnico biancoverde ha una bella visione di gioco e le idee ben chiare. In pochi anni ha conseguito diversi successi e questo la dice lunga. E’ un allenatore di gran carattere e personalità. Un vero trascinatore per la squadra che guida”.

Quali sono le armi vincenti dei lupi?
“Sicuramente il favoloso pubblico biancoverde e la solida società che hanno alle spalle. Il presidente Taccone, con cuore ed oculatezza, sta portando avanti un investimento importante e soprattutto i programmi ed il lavoro iniziati qualche anno fa, quando anche il sottoscritto faceva parte del club”.

Da ex presidente consiglia a Taccone di volare basso e sognare meno o di credere ancora nel traguardo Serie A?
“Abbiamo quasi la salvezza matematica in tasca. Personalmente, non credo che l’Avellino salga direttamente nella massima serie, ma rientrerà, come ho detto prima, nella griglia play off. Da lì, il mio consiglio a Taccone? Spingere. Assolutamente. I giocatori dovranno schivare le oppressioni della piazza creandosi le giuste barriere mentali ed affrontando gli spareggi con grinta e cattiveria, altrimenti dimostreranno di essere e rimanere elementi di Serie B. Occorrerà confrontarsi con i migliori, deformare la realtà per raggiungere l’obiettivo e seguire l’istinto. È il caso di dire: Steve Jobs docet. Se l’Avellino riuscirà a creare un mix di queste ideologie, e su molte ci siamo già in pieno, non sarà difficile raggiungere il traguardo”.(di Anna Vecchione)

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