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La beffa. “Si può assistere al match soltanto con la Dea Card (la Tessera sottoscritta con la società orobica, ndr)”, un comunicato lapidario che ha mandato su tutte le furie i supporters irpini, i quali ora sono sul piede di guerra per il rimborso delle spese di viaggio e, in molti di casi, di hotel già sostenute. Nessun problema, invece, per i 5 euro simbolici pagati per il biglietto acquistato la settimana scorsa e ora invalidato: l’Avellino questa mattina ha provveduto a comunicare le modalità di rimborso. Sui forum e sui social network monta la protesta per quello che tecnicamente è un divieto di trasferta, imposto tuttavia attraverso l’atipica via della differenziazione delle card di fidelizzazione.
Strumento fantoccio. Diciamocela tutta: lo strumento della Tessera del Tifoso, introdotto nel 2009 dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, è diventato obsoleto, non al passo con i provvedimenti di dettaglio demandati alle singole prefetture in occasione delle partite. La partita tra Atalanta e Avellino ne è la dimostrazione, dal momento che il tifoso in possesso della Tessera si è visto all’improvviso spogliato del diritto di andare in trasferta custodito dalla Tessera stessa, palesemente sconfessata. È il tramonto di un baluardo della sicurezza negli stadi, contestato e chiacchierato oramai da anni. Chi è deputato a legiferare ne aggiorni la funzionalità, altrimenti si rischia di vivere in perenne contraddizione e di giocare con la passione dei tifosi.
(di Claudio De Vito)