Buona notizia per Milanese (Pdl): niente carcere, lo dice il Gip

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Una buona notizia per Marco Milanese, ex parlamentare del Popolo della Libertà finito nell’occhio del ciclone su presunti scandali. E’ stata revocata per il venir meno delle esigenze cautelari l’ordinanza di custodia in carcere nei suoi confronti, provvedimento che non era stato eseguito in quanto il Parlamento aveva respinto la richiesta di arresto. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari di Napoli Marcella Suma, che ha accolto le richieste degli avvocati Franco Coppi e Bruno Larosa. Sulla istanza di revoca presentata dai legali aveva espresso parere favorevole lo stesso pm Vincenzo Piscitelli. Il provvedimento del gip Suma – davanti al quale il 12 marzo si terra’ l’udienza preliminare per decidere l’eventuale rinvio a giudizio – e’ stato depositato il 9 febbraio scorso ma l’esito si e’ appreso solo oggi. Milanese, ex ufficiale della Guardia di Finanza e collaboratore dell’ex ministro Giulio Tremonti, e’ accusato di corruzione e rivelazione di segreto di ufficio: avrebbe ricevuto denaro e regali da un imprenditore per ‘sistemare’ l’inchiesta a suo carico. Nel provvedimento di revoca dell’ordinanza di custodia, il gip sottolinea che all’indomani dell’emissione della misura Milanese si dimise dall’incarico di consigliere politico di Tremonti. ‘Va altresi’ considerato – scrive il giudice – il mutamento del quadro politico istituzionale, che ha visto la cessazione dell’incarico da parte dello stesso ministro Tremonti’ il quale ‘costituiva l’occasione per mantenere contatti con esponenti di vertice della Guardia di Finanza e/o con persone comunque gravitanti in posizione di responsabilita’ in detto ambiente’. Per il magistrato dunque non sussiste piu’ il rischio di reiterazione dei reati o di inquinamento delle prove. Il giudice infatti ‘la mancata ricandidatura, fatto quest’ultimo che determinando il venir meno dello status di parlamentare, impedisce in radice che si possano ricreare situazioni che possano agevolare o favorire la commissione di reati della stessa indole ovvero di poter incidere sulla genuinita’ della prova’.

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