Basket – Ramondino il coach del futuro:’Sanfilippo sa cosa fare’

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Dopo Gianluca Tucci continua il viaggio tra i coach di casa nostra. Questa volta abbiamo scomodato un allenatore emergente, che nonostante la giovane età ha già avuto esperienze importanti seppur in categorie minori. Ma il curriculum parla chiaro, assistente a Dalmonte, Markosky e ad Andrea Capobianco. L’ultima stagione coach Marco Ramondino ha allenato la Pallacanestro Salerno in C1, portandola ad un passo dalla promozione in B2. Risultato eccellente, considerando che la squadra salernitana era stata costruita con un budget ridotto rispetto alle altre e con giocatori come Andrea Sibilia, anche lui avellinese doc, che per la prima volta affrontavano questo campionato. Nonostante i suoi impegni cestistici ha sempre guardato la Scandone con un occhio di riguardo. I colori biancoverdi, quelli dove è cresciuto, non li ha dimenticati, anzi il sogno è quello di potersi sedere un domani sulla panchina del Del Mauro.
Allora coach, partiamo con il campionato di serie A. Siena è sempre più vicina allo scudetto, mentre Bologna sta crollando, mostrando difficoltà che fino ad ora erano rimaste nascoste grazie alle percentuali nel tiro da tre. Risultato giusto?
“Certamente si. La Montepaschi sta meritando questo successo, per diversi fattori. Hanno dominato in lungo ed in largo la regular-season, hanno espresso il miglior gioco e probabilmente sono la squadra che aveva le maggiori qualità anche sotto il profilo individuale”.
Quanto è stato difficile per Pianigiani, alla sua prima esperienza, raggiungere questo risultato al primo tentativo?
“Per fare quello che ha fatto il coach di Siena bisogna essere un grande allenatore e Pianigiani lo è. La sua è stata una formazione a rilascio controllato. Mi spiego, lui in questi anni è cresciuto a Siena partendo dal settore giovanile, ha fatto da assistente a Frates, Ataman, Recalcati, raggiungendo risultati importantissimi. Ha avuto la possibilità di crescere e di carpire esperienza. La scelta di Minucci di affidargli la squadra non è stata assolutamente un rischio. È stata una soluzione logica, il risultato di un progetto che la società toscana ha portato avanti in questi anni”.
Tra tutte le squadre e i tanti giocatori visti nel corso della stagione, chi le ha destato la maggior impressione? “Su tutti Reece Gaines di Biella. È un giocatore dal grande talento e dalle grandi qualità tecniche, non è un caso se ha fatto l’NBA. È fisicamente dotato, è una guardia di due metri capace di giocare anche come play-maker. Sa tirare creandosi un tiro dal palleggio, sa passare bene la palla. Nulla da aggiungere è davvero un giocatore completo”.
Ad Avellino ha avuto la fortuna di fare da assistente a Dalmonte, Markosky e a Capobianco quando allenava nel settore giovanile, per poi fargli da assistente in B2 a Salerno. Quali differenze tra questi tre allenatori, che dopo essere passati da Avellino sono riusciti ad affermarsi nel mondo della pallacanestro nazionale?
“Quello a cui devo tutto è senza dubbio Andrea Capobianco. È il mio mentore e tutta le conoscenze tattiche che ho appreso sono dovuta alla sua collaborazione. Da lui ho potuto imparare come ci si deve comportare quando ci si allena una squadra di ragazzi e quali atteggiamenti un allenatore deve assumere con una prima squadra. Mi ha fatto migliorare, gli devo grande riconoscenza. Dalmonte è bravissimo. Cura i particolari in modo minuzioso, quasi maniacale. Il suo obiettivo è quello di provare a creare un sistema alla base della squadra. Di Zare mi piace il suo pragmatismo e la sua voglia. Non molla mai, ci crede sempre anche quando la situazione potrebbe sembrare ai più disperata”.
Il campionato della Scandone è stato caratterizzato da alti e bassi. Quali secondo lei le cause?
“Penso che sia difficile ripartire sempre da zero, con giocatori che ogni anno provengono da esperienze diverse. Quest’anno c’erano giocatori che venivano dalla Legadue, altri dalla B, altri ancora come Curry che per la prima volta vivevano l’esperienza europea. Ciò non facilità l’adattamento. Inoltre quest’anno con 4 americani per squadra c’era un grande equilibrio. Non dobbiamo dimenticare che nel girone di ritorno Avellino ha fatto 8 vittorie. Direi che tutto sommato è stato un buon campionato.”
Quale allenatore consiglieresti alla Scandone del prossimo anno?
“Direi uno che lavora tanto in palestra capace di calarsi in una realtà piccola come Avellino, che proprio attraverso il lavoro sia in grado di allenare e migliorare il livello della squadra e dei giocatori. Un allenatore che sappia curare i particolari”
Insomma lei Dalmonte lo prenderebbe?
“Sicuramente, ma Sanfilippo sa bene cosa fare e di certo non ha bisogno dei miei consigli”.
Quando vedremo Marco Ramondino sedersi sulla panchina della Scandone?
“Questo dovete chiederlo a Menotti. A parte gli scherzi, non lo so. Io ho fatto una scelta diversa rispetto ad altri. Ho deciso di crescere professionalmente andando ad allenare a Battipaglia a Salerno, raccogliendo anche piccole soddisfazione, vedi le finali nazionali con le giovanili della Pallacanestro Salerno e quest’anno dove abbiamo sfiorato la promozione. Sono giovane, il futuro è con me”.(di Giovanni La Rosa)

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