Avvocati verso il voto, Tomeo: “Il cambiamento passa da noi elettori”

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Avvocati tribunale
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Si accende il dibattito in seno al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avellino dopo la recente sentenza della Cassazione che ha di fatto chiuso la gestione Benigni. Di seguito riportiamo l’intervento dell’avvocato Tiziana Tomeo.

In occasione delle prossime elezioni del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avellino, dopo le polemiche e le osservazioni che da più parti sono state poste in essere, ritengo doveroso evidenziare un aspetto che purtroppo, non emerge. Ho iniziato ad esercitare la professione forense quando presidente del Coa era l’inossidabile avvocato De Lucia.

Il suo mandato è stato uno dei più duraturi, ma ciò ha concorso ad incrementare la nostra stima per una persona onesta, disponibile, affabile e dedita totalmente all’avvocatura.

La sentenza della Cassazione? Beh, dura lex sed lex, inoltre il principio della certezza del diritto va rispettato ed applicato, ma non è oramai della sentenza che intendo discorrere;si è detto fin troppo, anche tra gli addetti ai lavori, sarebbe opportuno far calare il silenzio e lasciare che anche le coscienze seguano la “retta via”.

Mi piace in questo momento invece, ricordare che l’opera prestata dai consiglieri, troppo spesso sminuita e circoscritta solo a ciò che appare, è di significativa importanza e di gran pregio, per chi crede in questa funzione.

Non tutti sanno che chi sceglie di candidarsi lo fa perchè crede in certi valori, magari sottraendo tempo alla famiglia ed al proprio di lavoro. Trovare nei componenti del Coa colleghi da noi eletti e che ci coadiuvano in una sinergia d’intenti e progettualità, è la massima aspirazione degli elettori.

Certamente non con tutti s’instaura tale complicità, ma il rispetto reciproco deve sempre rappresentare la base di ogni tipo rapporto, anche quello di colleganza.

Orbene, Avellino è una piccola città, tutti conosciamo le nostre storie personali, in certi momenti cruciali come questo della “campagna elettorale”, abbiamo il dovere di attingere dalla nostra memoria storica e agire come la coscienza ci detta.

Non è un doppio o un triplo mandato a dover far indignare gli avvocati che sentono la professione più di tutti, ma il modo con il quale esso è espletato, anche perchè, ad onor del vero, rispetto ad un “nuovo” che s’impone senza esperienza e senza cognizioni, o avendo esercitato in modo discutibile, sarà davvero il caso di cambiare?

Eppure un certo Tomasi di Lampedusa diceva “bisogna che tutto cambi perchè nulla cambi”; orbene se non cambiamo noi elettori e non individuiamo obiettivi e finalità nel cambiamento, ogni atto di rivoluzione resta senza senso, ma sovversione tout court.