Avellino, una città che non riesce ad uscire dal Tunnel.

Avellino, una città che non riesce ad uscire dal Tunnel.

12 Luglio 2015

Il progetto esecutivo, una prima variante, i calcoli errati e i tracciati da rivedere e correggere, la sospensione dei lavori, la ripresa con una nuova impresa, una nuova variante, le prove di carico, i pareri che non arrivano, i collaudi da effettuare, i sottoservizi sempre da spostare (tanto che prima o poi non si saprà più dove dislocarli), l’Ispettorato del lavoro che boccia in toto il Piano di Sicurezza e Coordinamento, i ritardi e le polemiche, anni e anni di transenne, i negozi che chiudono, anche perché le strade sono a loro volta chiuse, e gli abitanti che protestano.

In poche parole il Sottopasso finanziato in principio per accedere ai parcheggi interrati di piazza Libertà e Mercatone e che col tempo si è trasformato più volgarmente nel Tunnel, metafora di una condizione di perenne difficoltà in cui versa la città di Avellino, entrata nel Tunnel, appunto, e incapace di trovare una via di fuga.

Dopo i controlli del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di qualche giorno fa, sono riprese le attività di cantiere attorno a contrada San Leonardo, parte finale del tracciato che vedrà riemergere il Tunnel, inabissatosi nel ventre molle della città all’altezza di piazza Garibaldi.

Meno, molto meno di un chilometro di galleria, all’interno della quale si sono addensate le nubi e si sono intrecciati i destini di tre amministrazioni comunali.

Progettato dalla giunta del compianto sindaco Antonio Di Nunno, modificato tanto da essere stravolto dal suo successore Giuseppe Galasso, che lo ha messo in cantiere e ha avviato il primo lotto, e adesso sarà compito dell’amministrazione targata Paolo Foti provare a completarne il percorso.

I tempi, quelli della fine dei lavori, sembrano certi.

Il sottopasso è ancorato ai finanziamenti del Programma Integrato Urbano Europa e quindi dovrà essere portato a compimento, rendicontato e collaudato entro la fine di quest’anno.

Il rischio è quello di perdere i finanziamenti e rischiare di compromettere ancora di più le già critiche casse comunali.

Chiusa la partita con l’Ispettorato del lavoro, che ha preteso la redazione di un nuovo Piano di Sicurezza e Coordinamento e di conseguenza ha obbligato anche la «D’Agostino Costruzioni» a fare altrettanto con il Piano operativo della Sicurezza, i lavori entreranno nel vivo e si sposteranno a ridosso del Ponte della Ferriera, area nevralgica in cui si intersecano molte, se non tutte, le centraline dei sottoservizi che garantiscono luce, acqua, gas e collegamenti tecnologici per i residenti dei quartieri popolosi di rione Mazzini e San Tommaso.

In quel tratto i lavori dovranno essere eseguiti con meticolosa precisione.

È qui che si restringe sensibilmente la carreggiata.

Ed è sempre qui che il tracciato sfiora le fondamenta del palazzo che ospita la Farmacia Sant’Anna.

È ancora qui che il ponte di latta incontrerà il ponte di pietra per uscire senza complicazioni al di là del fondovalle Fenestrelle.

Nodi che dovranno essere sciolti nelle prossime settimane se si vuole incassare il parere favorevole del Genio Civile che dovrà dire la sua sia sulla relazione di fine lavori che sulle operazioni di collaudo statico che porteranno prima alla riapertura di via dei Due Principati e subito dopo alla chiusura del Ponte della Ferriera.

Per questi motivi, l’ultimo lotto del Tunnel è come un Galibier da scollinare.

Non si può rimanere in coda, non si può provare una strada alternativa. Insomma, si deve affrontare la salita, se si vuole arrivare ai Campi Elisi per tempo.


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