Avellino – Rosarno: l’Irpinia Antirazzista scende in strada

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Avellino – Non resta indifferente l’Irpinia di fronte ai raccapriccianti avvenimenti di Rosarno: un filo diretto della solidarietà e dell’indignazione ha unito questo pomeriggio alcuni migranti che vivono in provincia e i loro fratelli sfruttati dalla ndrangheta e poi cacciati dalla cittadina calabrese. Ad organizzare il presidio pacifico, svoltosi davanti al portone della Prefettura, la rete Antirazzista irpina e l’associazione lionese Rouge RibellArci che hanno distribuito arance insanguinate, simbolo del lavoro ai limiti della schiavitù a cui centinaia e centinaia di invisibili sono costretti quotidianamente nelle campagne del nostro sud Italia. Arance perché a Rosarno i migranti ribelli raccoglievano arance, ma potevano esserci nocciole e castagne irpine, olive pugliesi, pomodori di San Marzano, perché è proprio nella raccolta stagionale dei nostri prodotti agroalimentari che le mafie del caporalato utilizzano i migranti in lavori massacranti con paghe, quando ci sono, da fame. Ma come queste donne e questi uomini vivono, mangiano e dormono, sembra che gli italiani l’abbiano scoperto solo dopo le drammatiche giornate calabresi.
“Fratelli migranti non lasciateci soli con gli italiani razzisti”, così recitava lo striscione esposto dalla Rete Antirazzista e sorretto dai ragazzi del Togo e della Costa D’Avorio ospitato dal centro d’accoglienza di Conza della Campania. Alain Iriebi Irie 23 anni fuggito dalla guerra civile che dal 2002 sta sconvolgendo il suo paese d’origine, la Costa d’Avorio, vive a Conza da circa un anno. Cosa si prova nel vedere i propri fratelli cacciati come bestie a Rosarno?. “Quando ho visto quelle immagini in tv ho provato dolore e delusione, sono persone che come me scappano da situazioni di guerra, di fame e violenza. Veniamo qui per coltivare il sogno di una vita dignitosa. Vogliamo lavorare e pagare le tasse come tutti. Lo Stato italiano dovrebbe capire questo e colpire chi ci sfrutta, non rinchiuderci come se fossimo tutti delinquenti”. Ti aspettavi un’Italia diversa, più accogliente? “Si. Però credo che ogni paese ha la sua cultura e spesso è normale aver paura di chi non si conosce. Le manifestazioni come oggi servono anche a questo, a far capire che non sempre il diverso rappresenta un pericolo”. Conza è un paese diverso da Rosarno, non vige la legge quotidiana della camorra come avviene lì giù con la ndrangheta. Come vivi nel paese altirpino, cosa fai, ti senti integrato? “Ho avuto i miei documenti e ora sono in cerca di prima occupazione. Adesso gioco nella squadra di calcio di Conza ed è una gioia per me fare squadra con i ragazzi irpini”.
La situazione non è tutta rosa e fiori come denuncia Roberto De Filippis della rete Antirazzista: “Il Centro di Conza ospita circa quindici migranti, è situato nella parte vecchia dove sorgeva il paese prima del sisma, quindi sono lontani dal centro della comunità. Possono uscire e rientrare quando vogliono, ma non c’è un servizio trasporti che li riporti alla struttura. Spesso l’unico contatto che hanno è con i volontari che lavorano presso la struttura. Il Comune è ancora lontano da applicare reali politiche di integrazione. L’unico punto reale di riferimento per ora è l’associazione RibellArci che li coinvolge in varie iniziative”.
Rosarno – Avellino, per ribadire che l’immigrazione prima di essere un problema, un’emergenza da combattere con i fucili spianati a parole dalla Lega o con l’introduzione del reato di clandestinità da parte del Governo, è una risorsa. Perché un paese ‘civile e democratico’ deve imparare, come ci insegna Alain, a fare squadra in campo come nella vita, contro il vero cancro del paese: le mafie. (di Rossella Fierro)

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