Avellino – Partito socialista: il Piano strategico va ripensato

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Avellino – Una posizione critica sul piano strategico e su come si sta procedendo alla sua realizzazione quella espressa dal Partito Socialista. I rappresentanti della sezione di Avellino, infatti, prendono posizione in merito alla questione e spiegano il perché di un necessario coinvolgimento di tutti gli attori presenti sulla scena cittadina e provinciale. Partendo dall’importanza dell’argomento che si sta trattando, Angelo Fiore, segretario cittadino della sezione di Avellino e Costantino Severino, dirigente del Partito Socialista, esprimono tutta la loro perplessità rispetto ai contenuti e soprattutto al metodo usato in materia di piano strategico. “Il piano strategico – dichiara il segretario Fiore – resta sostanzialmente uno sconosciuto, una vuota enunciazione, una disputa nominalistica, del tutto priva di realismo e concretezza; si tratta ormai di dibattiti slegati, privi di un filo conduttore e senza alcuna corrispondenza nella realtà obiettiva. Nessuno fino ad ora ha pensato alla sostanza e la sostanza riguarda prima di tutto gli obiettivi che ispirano questa scelta”.
E proprio in merito agli obiettivi che i socialisti rincarano la dose: “Si è in grado di mettere ordine, ricucire e coordinare in uno schema unitario gli elementi di programmazione e le scelte fin qui fatte dall’amministrazione comunale e quindi alle trasformazioni che si sono aperte nel cuore stesso della città e del suo hinterland? È necessario, a nostro avviso, aggregare attorno a questo quadro volontà politiche ed amministrative che vadano al di là del comune di Avellino, nella convinzione che la nostra città non può essere pensata all’interno dei suoi stretti confini amministrativi, così come non possono essere pensati, ciascuno per proprio conto i comuni dell’area avellinese. Il Piano strategico da solo non farà miracoli – si legge ancora nella nota – se non sarà accompagnato dalla politica e da un’azione amministrativa determinata e rigorosa, perché il rischio di questo, come di altri vecchi strumenti, è pur sempre quello di restare sulla carta se poi non c’è la necessaria convinzione di servirsene. E’ giunto il momento di cambiare punto di vista e questo potrà avvenire se la politica urbanistica, non più sinonimo di cementificazione, sarà capace di mescolarsi con le politiche sociali, le politiche di sviluppo economico, le politiche ambientali ed industriali”.

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