I nuovi poveri ci sono anche ad Avellino. E non si tratta solo di barboni, extracomunitari o disadattati. In molti casi ci sono interi nuclei familiari avellinesi monoreddito che a stento riescono ad arrivare a fine mese. È la fotografia scattata dall’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Avellino Mirella Giova che, analiticamente, pronuncia quella che per tanti è una parola indicibile: povertà. “Purtroppo anche Avellino si sta avvicinando alla soglia della povertà – spiega – e questo perché la crisi finanziaria internazionale e nazionale sta trascinando nel baratro quelle famiglie che vivono con soli 800 euro al mese”. I nuovi poveri non vivono necessariamente nelle degradate periferie urbane ma vicino a noi, alla porta accanto. E per sopravvivere sono sempre più lunghe le file davanti alla Don Tonino Bello per una bottiglia di olio o una confezione di pasta: alimenti base presi alle prime ore del mattino o in tarda sera per non essere ‘riconosciuti’ perché salvare la dignità è ciò che conta per i nuovi poveri. “Sappiano che l’identikit di chi si rivolge alla mensa o alla Caritas non è sempre quello un extracomunitario o un senzatetto. Molte volte si tratta di avellinesi che hanno un sol salario e che pur di riuscire a pagare la rata del mutuo o un fitto sono costretti a bussare alle porte di questi centri”. Concretamente il Comune di Avellino, e nello specifico l’Assessorato guidato da Mirella Giova, stanzia 30 mila euro per pacchi alimentari e servizi di prima accoglienza. Ma le risorse, comunque, sono poche e gestite con la massima parsimonia anche in virtù della recente decisione del parlamentino di Palazzo Santa Lucia di abrogare il reddito di cittadinanza. Il Bilancio regionale non sostenterebbe più “…una spesa di questa consistenza”. – ha affermato l’assessore alle Politiche Sociali della Campania, Alfonsina De Felice. Il campanello d’allarme è stato lanciato, in prima battuta, dall’assessore al Bilancio Mariano D’Antonio che ha dichiarato lo stato d’emergenza e quindi abolito il sussidio. Sono 18mila le famiglie che beneficiano dei 350 euro mensili e che non raggiungono una soglia annuale di reddito di 5 mila euro. L’idea del reddito di cittadinanza nacque nel 2004 con la legge numero 2, prima in fase sperimentale, poi operativa. Nel primo e secondo anno la Regione ha finanziato, complessivamente, 74 milioni di euro, che sono diventati 92 nel terzo. Poi il decremento: 30 milioni al quarto anno, 15 milioni al quinto anno. Troppi fondi, poi ripartiti alle Province e ai Comuni. Anche ad Avellino, l’assessore Giova ha attuato una politica di controllo per la distribuzione dei sussidi. “Ogni famiglia richiedente – illustra – è seguita da un assistente sociale che valuta come e quando erogare un servizio che può essere il pacco alimentare o il pagamento di una bolletta o il sopperimento di altra necessità. La città soffre l’emergenza casa, la disoccupazione, il generale malessere economico. Ciò che occorre, oltre a maggiori fondi, è una vera programmazione. Purtroppo i fondi a nostra disposizione sono e restano insufficienti per svolgere tutte le attività che vorremmo. Un semplice Assessorato comunale non è in grado di fronteggiare una situazione così delicata se non ha direttive più generali”. Ma ciò che allarma è anche la condizione di assistenzialità richiesta. “Non dobbiamo assistere il povero – chiosa – ma adottare misure di accompagnamento per far uscire fuori dalla condizione di bisogno interi nuclei familiari che con qualche sforzo in più possono sbarcare il lunario. È inammissibile credere di poter dare assistenza perenne vista anche la crescita quantitativa di questi soggetti in difficoltà”. Secondo i dati Istat, i poveri in Italia sono 7 milioni e 800 mila, mentre la povertà assoluta si attesta sui 3 milioni. Due terzi delle famiglie indigenti vivono nelle regioni del Meridione cioè 75 per cento di quelle assolutamente indigenti si trovano nel Sud. I nuovi poveri sono soprattutto gli anziani che vivono della sola pensione. In percentuale il 14,7 per cento delle famiglie arriva con difficoltà a fine mese; il 28,9 per cento non può far fronte ad una spesa imprevista di importo come 600 euro. Le spese mediche hanno creato disagio ad una famiglia su 8. Il 5,8 per cento ha avuto anche difficoltà per mangiare. E la domanda resta sempre la stessa: come si esce dalla crisi? (di Marianna Marrazzo)
Redazione Irpinia
Testata giornalistica registrata al tribunale di Avellino con il n. 422 del 21.5.2014
- Redazione – Via Dell’Industria snc – Pietradefusi (AV)
- 082573384
- redazione@irpinianews.it
