Avellino – La Verde: “Inaccettabile in Consiglio una succursale Pd”

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Avellino – Il Pd sembra proprio non volerne sapere di andare d’accordo. Ieri l’ultimo episodio in Consiglio Comunale dove, finita l’emergenza ex Ds, ne sembra cominciata una più propriamente amministrativa. Questione di numeri e questione di nomi, questa volta. Venuto meno il quorum legale, a causa dell’assenza, in sede di votazione, dei consiglieri del Pd Giordano e Gabrieli (presenti, ma astenuti), l’Assise Comunale si è risolta con un nulla di fatto su una pratica di contenzioso. Il capogruppo Stefano La Verde è andato su tutte le furie “…perché così, non si può di certo continuare”.

Ieri l’ultimo episodio di guerra fratricida del Pd. Consigliere, la resistenza del gruppo è davvero così a rischio?
“Non si può non prendere atto di quanto succede al Comune di Avellino, dove c’è una maggioranza del gruppo condizionata e messa in difficoltà nell’attività amministrativa da una minoranza che assume atteggiamenti inauditi. Sono comportamenti, questi, al di fuori di ogni regola di civile convivenza. Ieri sera avevamo i numeri contati e chi era presente aveva la responsabilità di restare e votare. Responsabilità non soltanto verso la seduta ma più in generale nei confronti della città di Avellino che ci ha dato la sua fiducia permettendoci di governare”.

La ‘minoranza’ di cui parla La Verde ha però due nomi e due cognomi: Leonida Gabrieli e Nicola Giordano che non hanno mai fatto mistero delle proprie attitudini a remare controcorrente. E di questo La Verde è consapevole.
“Non giriamoci intorno, si tratta dei consiglieri Gabrieli e Giordano che rispondono al circolo di “Laboratorio Democratico”. Vorrei però ricordare che quest’ultimo è appunto solo un circolo del Pd che in quanto tale può avanzare proposte politiche o promuovere convegni, ma che mai deve arrogarsi il diritto di agire come una succursale del Partito Democratico”.

Non essendo capogruppo per decreto, ha detto, potrebbe anche lasciare la carica…
“Io, per diventare capogruppo del Pd, non ho sottoscritto nessun patto. Mi è stato chiesto dopo le elezioni e, con spirito di servizio, ho accettato e sto mandando avanti l’impegno preso. Ma dal momento che si sono venute a creare simili situazioni, mi sono detto pronto a mettere in discussione il ruolo ricoperto. Se c’è qualcun altro, più disposto o più capace, si faccia avanti”.

Ma i problemi però non sono legati al nome del capogruppo quanto piuttosto ai componenti dello stesso. Gli scontri, anche se qualcun altro ricoprisse la sua carica, sarebbero gli stessi.
“In effetti è così. I problemi resterebbero perché questo è un malessere che è nato fin dall’inizio della consiliatura e che col tempo si sono acuiti”.

Quindi?
“Quindi presenterò al reggente del Partito Democratico (il senatore Enzo De Luca, ndr) la situazione augurandomi che si prendano i giusti provvedimenti. Se questi sono i problemi, il Pd deve prendere atto che avanti così non si può andare”.

A proposito di De Luca… quello venuto fuori in questi tempi, lo considera più un dissenso amministrativo o – data la non sintonia dei consiglieri al reggente del partito – un’intolleranza più propriamente politica?
“Il problema politico può anche esserci ma io preferisco non entrare nel merito. Non spetta a me discutere di queste faccende, quello che mi sta a cuore è solo la buona conduzione della vita amministrativa sulla quale però sono attualmente molto perplesso”.

Da chi o da cosa, in ultima istanza, dipende quindi la ‘sopravvivenza’ di questo gruppo?
“Dalla volontà di stabilire regole comuni, condivise e rispettate da tutti, augurandomi che prevalga finalmente il senso di responsabilità e che si ritorni a pensare al bene dell’attività amministrativa… altrimenti qualcuno è meglio che esca fuori dal gruppo. A giorni (giovedì o venerdì, ndr) faremo l’ultimo tentativo: cercheremo di creare un nuovo gruppo composto dal sindaco, dalla giunta e dai consiglieri Pd”

… il gruppo democratico è una mina vagante e prima o poi, per questo eccessivo scalpitio, qualche testa salterà. Dopodichè a mali estremi, estremi rimedi: a confermarlo, quasi a minacciarlo, d’altronde è lo stesso La Verde. (di Oderica Lusi)

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