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Il tutto in barba alle confortanti premesse snocciolate dalle statistiche riguardanti il signor Davide Ghersini della sezione di Genova, presentatosi al Partenio-Lombardi come un talismano della squadra di Rastelli. Sì, proprio lui, l’arbitro del 5 maggio catanzarese e della tradizione piuttosto favorevole ai lupi in termini di score. Un’attesa carica di fiducia e vissuta sull’onda del dolce precedente, ma sconfessata dai fatti di ieri sera. Ora i tifosi biancoverdi lo ricorderanno come l’arbitro del 13 maggio, giorno in cui Castaldo e compagni hanno dovuto lasciare per strada altri due punti per colpa dell’incompetenza, sistematicamente a sfavore dei biancoverdi, del 29enne fischietto ligure.
Gli episodi da commentare sarebbero tanti, ma ci si chiede soprattutto come si fa non indicare il dischetto del rigore almeno una volta su tre interventi in area del Trapani che definire dubbi è eufemistico. Il fallo di mano di Priola e gli atterramenti di Izzo e Ciano gridano vendetta. La gridano società, tecnico e squadra, con le bocche cucite a fine gara per smaltire a riflettori spenti l’indigestione di sviste sul groppone. Un silenzio legittimo e comprensibile, non c’è che dire. La misura è colma, il dossier sugli errori infinito: l’Avellino ai piani alti proprio non è gradito. (Claudio De Vito)