Avellino, la misura è colma: il silenzio vale più di mille proteste

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Calcio – All’indomani di Carpi, ci si era rifatti al detto non c’è due senza tre per commentare col naso storto un’altra giornata no dell’arbitro a discapito dell’Avellino dopo quelle di Siena e Varese, con annesso torto di Cesena, suffragato dalla prova tv che ha colto in fallo Coppola su Pisacane. La galleria degli orrori arbitrali sembrava essere finita sul non fallo di mano di Arini – costata l’espulsione al “Sandro Cabassi” del mediano biancoverde ed il rigore poi sparato alle stelle da Memushaj – ed invece, dopo appunto Cesena, quella che avrebbe dovuto essere la notte play-off dei lupi si è trasformata in una nottata funestata dagli incubi e dall’insonnia di chi schiuma rabbia ed impotenza nei confronti di una classe arbitrale, diciamocelo in tutta sincerità, non altezza della situazione.
Il tutto in barba alle confortanti premesse snocciolate dalle statistiche riguardanti il signor Davide Ghersini della sezione di Genova, presentatosi al Partenio-Lombardi come un talismano della squadra di Rastelli. Sì, proprio lui, l’arbitro del 5 maggio catanzarese e della tradizione piuttosto favorevole ai lupi in termini di score. Un’attesa carica di fiducia e vissuta sull’onda del dolce precedente, ma sconfessata dai fatti di ieri sera. Ora i tifosi biancoverdi lo ricorderanno come l’arbitro del 13 maggio, giorno in cui Castaldo e compagni hanno dovuto lasciare per strada altri due punti per colpa dell’incompetenza, sistematicamente a sfavore dei biancoverdi, del 29enne fischietto ligure.
Gli episodi da commentare sarebbero tanti, ma ci si chiede soprattutto come si fa non indicare il dischetto del rigore almeno una volta su tre interventi in area del Trapani che definire dubbi è eufemistico. Il fallo di mano di Priola e gli atterramenti di Izzo e Ciano gridano vendetta. La gridano società, tecnico e squadra, con le bocche cucite a fine gara per smaltire a riflettori spenti l’indigestione di sviste sul groppone. Un silenzio legittimo e comprensibile, non c’è che dire. La misura è colma, il dossier sugli errori infinito: l’Avellino ai piani alti proprio non è gradito. (Claudio De Vito)

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