La doppia personalità di Roberto De Zerbi. Leader e fenomeno acclamato dalla piazza a peso e poco incline al sacrificio, il passo è stato breve. È questo in sintesi il secondo approccio di Roberto De Zerbi con l’Avellino, ritornato in pompa magna, ma il fantasioso calciatore sbarcato alla corte di Pugliese dalla vicina Napoli, non sta facendo fare salti di gioia. Il talentuoso bresciano ad avvio del torneo doveva rappresentare la ciliegina sulla torta, l’elemento in grado di far fare il salto di qualità ai lupi, ma le sue prestazioni diventano sempre più sconcertanti ed irritanti. Difficile da spiegare questo ‘deleterio’ cambio di marcia. “Sono venuto qui per rilanciarmi, avevo altre offerte ma ho voluto fortemente questa maglia. Voglio fare tanti goal”. Le prime parole al suo arrivo, alla corte dell’ex tecnico Incocciati. “Marino mi ha detto vai e salva la squadra della mia città”. Tutti i presupposti per divenire un pezzo di storia dell’ Avellino, ma soprattutto per riscattarsi della precedente sfortunata esperienza all’ombra del Partenio. Le prime partite, buone prestazioni(un goal a Trieste su rigore) e poi un lungo stop. Rientrato in seguito all’infortunio si è reso artefice di ottime prove con Modena, Empoli e Livorno: due goal e due assist, cinque punti conquistati dalla squadra. Subito dopo il buio, la notte, la sua presenza in campo non è stata determinante. Tanti gli interrogativi: cosa è successo al campione acclamato, atteso per oltre tre mesi? Svogliato, indisponente, la sua presenza nell’undici di partenza sta rappresentando più un danno che un bene. Una involuzione, quella dei lupi, che è da rapportare anche alle prestazioni di quel calciatore che doveva fare da traino ai compagni. Il tempo per raddrizzare la barca c’è tutto, ma ogni singolo elemento, ogni singolo componente di questa società dovrà fare il proprio dovere. Solo tutti uniti si potrà raggiungere l’obiettivo prefissato: 48 punti a disposizione e poco più della metà per non perdere la categoria. La salvezza è alla portata, raggiungere la permanenza nella serie cadetta, non è utopia. Come non è da pazzi pensare che l’impresa sia ancora possibile, ma c’è bisogno dell’Avellino visto fino a qualche settimana fa. Di quella squadra combattiva in grado di incutere terrore anche agli avversari più blasonati e quotati. C’è bisogno di gente che lotti con il coltello tra i denti, come Ciotola e Sforzini di giocatori che credano fino alla fine di poter regalare questa gioia ad una città ed una provincia che vogliono tornare a sorridere. Ad un popolo che non ha smesso di amare questi colori, ma che ha dovuto ‘sopprimere’ dentro di se questa passione pronta nuovamente ad esplodere, a venir fuori. Per far sì che questo avvenga, ci vogliono i risultati …e che De Zerbi torni a fare il De Zerbi!
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