Avellino – “Grande la confusione sotto il cielo. Ma la situazione, per il centro-sinistra irpino, non è affatto eccellente. Non trovo parole migliori di queste per descrivere la condizione in cui si è avviato il confronto”. Sono le parole di Gennaro Imbriano, segretraio provinciale di Rifondazione Comunista, che in un lungo intervento afferma: “Partire dai nomi, o addirittura dalla loro imposizione, è una scelta che umilia la politica e rischia di rendere inutile qualsiasi confronto. Anche perché, come tutti sanno, il giudizio del Prc sulle amministrazioni Galasso e De Simone non è certamente positivo. C’è di che stare preoccupati, dunque, se, di fronte ad un’unica e sola riunione dei Segretari provinciali, tutto rischia di ridursi ai nomi da indicare per la poltrona più alta di Provincia e Comune capoluogo. Questa è la solita vecchia, sbagliata, abitudine. E invece la vera questione, a mio avviso assolutamente decisiva e preliminare, è verificare se ci sono le condizioni politico-programmatiche per costruire un’alleanza e quale Progetto condiviso si avanza per l’Irpinia. Poi, eventualmente, si potrà valutare chi incarna al meglio, con la sua storia politica amministrativa e personale, quel progetto. Passa da qui, ne sono convinto, la prima vera rottura col passato, col vecchio centro-sinistra che ha conosciuto l’Irpinia. I Partiti non possono pensare di continuare a riprodurre lo schema logoro di una politica che mette al centro la geometria del potere e il risiko delle poltrone negli enti. Quel modello lì è fallito clamorosamente in questi anni, quando la politica ha perso la capacità e la voglia di indicare un progetto alto e altro per la nostre gente, quando ci siamo affannati a costruire assemblaggi elettorali e non coalizioni politiche. E quando l’amministrazione perde la bussola del progetto, si espone alla degenerazione della politica e della morale. Non è in questo modo che si può costruire un argine alle destre nel nostro Paese; eppure ce n’è assoluto e urgente bisogno, con un Governo che vuol fare dell’Irpinia una pattumiera, che cancella la questione meridionale, che aggredisce i diritti civili e restringe gli spazi democratici. Con un Berlusconi che vuole smantellare la scuola pubblica e il contratto collettivo di lavoro, che non affronta la precarietà dei giovani, che è statalista con le grandi banche e liberista con lavoratori e famiglie. Ma soprattutto non è in questo modo che si può costruire una credibile alternativa alle destre in Irpinia. Quelle destre che con sempre più spregiudicatezza si aprono al confronto con l’Udc di Pionati e con i Popolari di De Mita e, così, si preparano a costruire una potente corazzata elettorale. Non possiamo pensare di contrapporre cartello elettorale a cartello elettorale, saremmo sconfitti. E non si possono riproporre stanche liturgie e vecchie alchimie politiciste, saremmo travolti. L’altro punto di rottura col vecchio centro-sinistra passa da qui, dal coraggio di infrangere l’autoreferenzialità dei partiti e dei governi e di aprire i processi e le scelte politiche alla partecipazione popolare. Ma il ritardo fin qui accumulato è enorme e non abbiamo più molto tempo. Per questo è indispensabile, qui ed ora, il rilancio di un serio confronto politico e programmatico tra le forze democratiche e progressiste. È su questo terreno, quello del progetto e dell’egemonia, che si colloca la sfida tra il centro e la sinistra, tra moderati e radicali. Misuriamoci e verifichiamo se è possibile avanzare un “Progetto per l’Irpinia”. Un progetto che parli di un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e di lavoro di qualità; di politiche a difesa dei servizi pubblici e dell’acqua; di iniziative per fermare l’emigrazione dei giovani e lo spopolamento dei nostri paesi; di pratiche di legalità e moralità nella pubblica amministrazione; di una moderna e sostenibile gestione dei rifiuti; di attenzione e risposte alle vecchie e nuove povertà che vanno diffondendosi. Le forze di centro-sinistra, ne sono convinto, possono vincere solo se sapranno essere una reale e concreta alternativa non solo alle destre ma alla vecchia politica”.
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