Avellino – Gengaro dice la sua: “Sfiduciato dalla maggioranza”

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Avellino – Pacato, meno infervorato rispetto alle ultime dodici ore. Il dimissionario presidente del Consiglio di Avellino, Antonio Gengaro, sbollita la rabbia, ha deciso di spiegare i suoi ‘perché’ e la sua verità. “Faccio parte di una fetta di elettorato che ha permesso a questo sindaco e a questa maggioranza di esistere. Ma la questione è un’altra: il gruppo del Pd vive una condizione di difficoltà palese sorta dopo la formazione della Giunta. L’opposizione, dal canto suo, è stata sempre responsabile, do atto a Galasso di aver fatto il possibile per tenere saldo il suo gruppo”. Prima un cappello di natura politica, più che dovuto, poi piccole bordate all’amministrazione. “Sono fiero di aver avuto un po’ di merito relativamente a due questioni: l’Urbanistica e gli accordi di reciprocità inerenti al Piano Strategico. Anche in questo caso, l’amministrazione ha fatto ben poco di suo, affidandosi all’azione parallela del Comitato Scientifico e dei Tavoli Tematici. Devono capire che il Consiglio comunale è la casa di tutti gli avellinesi e gli eletti sono i loro rappresentati. Il gruppo deve tener conto della storia di questo Comune fatta da grandi uomini quali Aurigemma, Rossi Doria, Fioretti, Freda”.
Un giro di parole preso alla larga per poi approdare al nocciolo della questione: “Premetto che anche io soffro di diabete e che ho vissuto in prima persona il problema delle liste di attesa all’Asl. Ho prenotato una visita a novembre e mi è stata fissata per aprile. Mi sono fatto carico di una questione che tocca da vicino molti cittadini. Per questa ragione, durante una riunione dei capigruppo avevamo concordato di invitare personalità esterne al Consiglio per far chiarezza sulla vicenda. Nessuno della maggioranza, alla fine delle interrogazioni, ha espresso contrarietà. Si è riproposta la stessa situazione vissuta con lo staff scientifico del Piano Strategico dove, per maleducazione, discutemmo prima dei co.co.co. e poi degli accordi di reciprocità facendo attendere per ore l’intero comitato. Per una rara volta, debbo sottolineare che la maggioranza è stata compatta contro una proposta. Dal mio canto, come la politica insegna, devo riconoscere che quando ‘vai sotto’ per una proposta devi prenderne atto. Ho vissuto il comportamento della maggioranza come un atto di sfiducia nei miei riguardi. Ma è pur vero che la stessa opposizione che ieri mi ha applaudito (escluso il consigliere D’Ercole) ai tempi della mia nomina mi ha dato del venduto. Queste sono le pratiche della politica. Oggi sono un eroe, domani non lo sarò più”.
Una leggera amarezza vela le parole di Gengaro: “Spero che il mio gesto sia da esempio per Galasso e la sua maggioranza. Avellino ha bisogno di un’amministrazione che governi la città sempre più povera e che soffre il quotidiano. Invito il Pd a star dentro alla città e non dentro i suoi problemi. Avellino ha bisogno di guardare avanti e per far questo c’è bisogno di una classe dirigente consapevole”.
C’è la possibilità, perché lo Statuto lo prevede, di poter rieleggere Gengaro alla presidenza. Ma la sua risposta rispetto all’ipotesi è secca: “Qualora dovesse succedere, sarò presente in aula, ma non parteciperò alla votazione. Non mi sono mai candidato a questo ruolo ma ho accettato l’impegno solo per rispetto del Consiglio. Il mio abbandono non è stato un gesto impulsivo, ma meditato e ragionato. Spero che l’amministrazione faccia tesoro di quanto accaduto e soprattutto il Pd che proprio non vuol far quadrato intorno al sindaco. Se continuano così alle Regionali la Campania sarà affidata al centrodestra. Dovrebbero fare di tutto per essere modello invece si lasciano andare in caduta libera”.
Ora che Gengaro siederà tra i banchi dell’opposizione, D’Ercole apre al ‘nuovo acquisto’: “I rapporti con Antonio non si sono mai interrotti. Adesso saremo in 14 e se lo vorrà potrà condividere con noi un percorso. Altrimenti può liberamente fare le proprie scelte. Noi non abbiamo i vincoli che impone la maggioranza”.
Presenti all’incontro anche i consiglieri Miro, Iacovacci, D’Ercole.

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