Avellino – Festa: “Contro il sommerso la grande concertazione”

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Avellino – E’ di oltre 200 miliardi di euro il valore aggiunto dell’economia sommersa in Italia. Un importo pari a circa 7 punti percentuali di Pil di imposta evasa (circa 87 miliardi di euro), dove più di un terzo dell’imponibile a livello nazionale appartiene proprio alle regioni del Mezzogiorno per un valore di circa 70,8 miliardi. Un’incidenza, quella del sommerso del Sud e delle Isole, pari al 21,2 per cento contro una media nazionale del 15,4. E’ quanto emerge dall’ultima elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre dei dati Censis e Istat che vede protagonista in negativo l’economia del Mezzogiorno. Tra le cause individuate a sorgente del fenomeno, l’aumento degli extracomunitari irregolari, la crisi economica, l’inasprimento della tassazione soprattutto a livello locale e l’introduzione di leggi troppo punitive che avrebbero indotto molte piccole aziende marginali a finire nel vortice del sommerso. Non da ultimo, la diffusione dell’economia criminale che controlla ormai una buona parte delle tre principali regioni del Sud. Motivazioni che trovano concorde il segretario generale della Uil di Avellino, Antonio Festa, che afferma: “Tutte le nostre battaglie vanno in questa direzione”. E sul recupero delle ‘aree grigie’ ricorda il progetto del Gran programma della concertazione che è stato al centro dell’ultimo congresso nazionale della Uil che ha visto al tavolo Epifani, Buonanni e Prodi. Secondo Festa, è infatti la ‘sinergia’ tra sindacato, imprenditoria e Governo la formula giusta per contrastare il fenomeno. “Quello che fino ad oggi non è stato fatto – continua – dovrà essere portato avanti da subito: contenimento dei costi, serietà imprenditoriale e massima disponibilità da parte delle forze sociali”. Tuttavia, concludono dalla Cgia di Mestre, il lavoro nero -semprechè non assimilato a forme di sfruttamento o di capolarato- non andrebbe del tutto ‘demonizzato’. Anzi, certe forme di irregolarità potrebbero essere lette come l’anticamera di crescite economiche future. Un parere, quello di Giuseppe Borolussi, segretario Cgia di Mestre, che non trova d’accordo Tonino Festa della Uil. “Non concordo con questa singolare posizione. Determinate condizioni di sviluppo non possono nascere da simili precedenze. Sarebbe un’Italia strana se si investisse in questo modo. Non si giustifica così la precarietà”. “Conveniamo – conclude Festa – sul fatto che il costo del lavoro in Italia è molto alto e che questo contribuisce a frenare lo sviluppo. Ma crediamo nell’azione dell’attuale Governo che punta alla diminuzione del cuneo fiscale”. (Ant. Mic.)

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