Avellino – Una platea numerosa e qualificata di amministratori, addetti ai lavori, associazioni di consumatori ed ambientalisti ha seguito con interesse le relazioni di scienziati di fama internazionale come il prof. De Bertoldi, la prof.ssa Schnappinger (progettista in tutto il mondo di impianti di trattamento rifiuti sicuri e belli come musei d’arte moderna), l’ing. Barni, il prof. Meoli, il dott. Gonfalonieri, il dott. Mastino e la dott.ssa Maffini. Punto di partenza del convegno la pubblicazione omonima, realizzata dalla dott. Longo e dal presidente del Cosmari Spagnuolo, che rende pubblici i reali dati dell’emergenza rifiuti e dimostra – dati alla mano – che la nuova legge regionale supera la fase del Commissariamento con l’istituzione dell’Ato, ma non quella dell’emergenza. Ciò che è emerso dal convegno è che la creazione dell’Ato non è una panacea, l’Ato, infatti, erediterà tutte le attuali contraddizioni e non supererà l’emergenza visto che la radice del problema è nell’insufficienza della dotazione di impianti attuale e futura (il vecchio piano regionale si basava su dati sottostimati). E’ necessario superare le resistenze emotive e pensare al compostaggio come risorsa strategica per la soluzione del problema e per il territorio. Il prof. De Bertoldi ha citato, infatti, esempi in Francia ed in Italia di impianti del genere al servizio della viticoltura di qualità. Il compost – quando ben fatto – è in grado di rimediare all’impoverimento dei suoli derivante dallo sfruttamento agricolo con le monocolture. Questa affermazione – motivata dai dati scientifici e da una esperienza unica al mondo – ha avuto il merito di inquadrare sotto una nuova luce il compostaggio, soluzione ideale per una zona vocata all’agricoltura come l’Irpinia e complemento perfetto della differenziata porta a porta che già il Consorzio porta avanti con buoni risultati in 20 comuni della provincia. Gli amministratori locali presenti hanno anche evidenziato la necessità di un maggior potere decisionale al tavolo della pianificazione regionale soprattutto in merito alla “compensazione” prevista dalla nuova legge regionale che crea un meccanismo di acquisizione e cessione di rifiuti tra province diverse per raggiungere l’autosufficienza regionale. Specializzarsi nella produzione del compost può essere un modo per “usare” strategicamente la compensazione. In parole povere si potrebbe pensare di acquisire rifiuto umido da altre province per gli impianti di compostaggio in cambio dello smaltimento del nostro indifferenziato. Il tempo per la realizzazione delle opere necessarie non è breve, il decisore politico deve essere perciò operativo subito sui contenuti e sugli obiettivi da raggiungere visto che siamo già in emergenza.
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