Avellino – ‘Città Accessibile’: i progetti di Fare Verde

20 Dicembre 2005

Avellino – “In questi giorni la nostra città come al solito ha fatto il passo del gambero in merito alla vivibilità dei luoghi. Penso che per elevare la qualità della vita nella città di Avellino siano fondamentali due cose. Per primo migliorare la qualità dei servizi offerti e secondo il ripristino dell’equilibrio eco ambientale che insieme diventano un unicum per realizzare quella che amo chiamare ‘la città accessibile’. Una città che non sia più alienante, ma comoda, soprattutto per quelle persone che sentono più vicina l’esigenza dei servizi: bambini, anziani, portatori di handicap, i cosiddetti utenti deboli. A venticinque anni dal terremoto non vi è stata una crescita in tal senso e l’attuale situazione degli spazi urbani ed edilizi, la mancata ricerca di una identità e la reale presenza di ostacoli, rappresentati dal mancato superamento, nelle progettualità, delle barriere architettoniche, non consente alla nostra città, di emergere da una classifica che ci vede sempre più agli ultimi posti. Noi abbiamo oggi una grossa opportunità e in questo il merito va all’ing. Antonello Rotondi per aver dato ampia partecipazione alle associazioni e speso energie nel Puc che pur presentando delle situazioni opinabili, nel contesto ha dato un’idea di città possibile, sempre che le forze politiche, mettendo da parte gli interessi, riescano a fare qualche passo indietro per amore della città. Ma per questo ci vuole una sensibilità non comune che è difficile trovare nei politici. Un opportunità, che proprio attraverso lo strumento urbanistico e l’apertura a concorsi di idee (la città ha giovani professionisti validi e creativi) può elevare la qualità di un territorio con una progettazione urbanistica tesa a creare porzioni di territorio attrezzate con servizi di pubblica utilità. L’anziano e la persona con difficoltà hanno più che mai l’esigenza di appropriarsi del loro territorio di origine, mantenere rapporti sociali e vivere il quartiere attraverso una partecipazione attiva che significa creare occasioni di vita associativa, di scambio e di dialogo attraverso una migliore fruibilità delle attrezzature sanitarie, sociali, sportive, culturali e commerciali. Mi fanno tenerezza, gli anziani che spesso si radunano in Piazza Libertà, gli unici a vivere una piazza che non assolve a quella funzione che invece assolveva fino ai primi anni del 900, avendo una funzione sociale e culturale visto i bar che vi si affacciavano con tavolini e ombrelloni e i personaggi che l’animavano. L’ auspicio è che la città si elevi anche culturalmente e si riappropri innanzitutto della sua identità, che faccia della cultura non un lusso, ma una cultura fruibile, ovvero una cultura che produca un arricchimento morale delle singole persone e della comunità (il presepe vivente realizzato a San Tommaso è l’esempio della crescita di una comunità e della ricerca di un’identità perché ha fuso la religione e la storia della città, suscitando attenzione nei piccoli interpreti e facendogli sentire forte l’appartenenza ad un luogo), proprio in un periodo di degrado dei valori. Una città in cui ognuno ha voglia di dare il proprio contributo perché la sente anche un po’ sua, una città che non emargini i meno fortunati, ma che riesce a credere che la democrazia significa soprattutto giustizia e adeguate opportunità per tutti”.


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