L’analisi – Giustizia sportiva e notturna: l’Avellino non brilla più di luce propria

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Il campionato dell’Avellino è diventato oramai uno stillicidio, un calvario che fortunatamente per i lupi però non assume i contorni del dramma sportivo per via della posizione di classifica di comodo rispetto alle avversarie agonizzanti nelle zone paludose.

A Perugia è arrivato il terzo schiaffo consecutivo, il quarto in cinque partite. Numeri da far rabbrividire se si pensa anche al dato reti realizzate-subite: una a fronte dieci per una media esatta di due palloni raccolti in fondo al sacco a partita.

L’Avellino del “Curi”. Fuso, esausto e ancora più stanco di un Perugia che aveva 72 ore piene di ritardo nel recupero dal precedente impegno. Quando la gamba non c’è, il gioco inevitabilmente ne risente e la testa non può fare miracoli.

La volontà non è mancata nel mettere palla a terra e cercare di impensierire un Perugia che con il consueto atteggiamento bisoliano ha atteso i lupi nelle retrovie per poi sfiancarli con fulminee ripartenze. E poi le solite topiche difensive di una retroguardia allo sbando quest’anno.

L’Avellino annaspa nel suo limbo di quarantaquattro punti. Quattro quelli di margine sulla linea di demarcazione dei playout, ma che la giustizia sportiva dovrebbe clamorosamente raddoppiare. Ebbene sì, il Tribunale federale nazionale già prima della gara con il Trapani dovrebbe stangare la Virtus Lanciano, schiacciata dalla richiesta di cinque punti di penalizzazione da parte della procura federale.

Potrebbero essere quattro nella sentenza di primo grado o in appello (uno verrebbe restituito), ma in ogni caso, classifica alla mano, gli abruzzesi scenderebbero al terzultimo posto portando la quota quaranta oltre il perimetro salvezza. L’Avellino dunque si ritroverebbe a +8 sui playout.

Manna dal cielo come lo sarà anche la notturna con il Trapani di Serse Cosmi reduce da sei vittorie di fila. Giocare di sera non può far altro che bene ad una squadra letteralmente scoppiata in questa fase. E non lo si veda come un alibi. O meglio, il rischio che il gruppo biancoverde lo prenda come tale c’è ma l’evidenza dice che l’Avellino è in difficoltà a livello atletico ed il caldo primaverile non è certo d’aiuto.

Non a caso contro il Pescara D’Angelo e compagni sono venuti fuori alla distanza con un secondo tempo di buon livello in cui avrebbero meritato di portare a casa almeno un pareggio.

Il pronto soccorso Avellino impone un crudo realismo: disgrazie altrui e clima favorevole. Un doppio salvagente a cui i lupi si aggrappano per allontanare l’incubo della crisi di fine stagione. L’Avellino ha smesso di brillare di luce propria.

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