L’analisi – La solitudine del cannibale

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Claudio De Vito – E’ davvero difficile dare una spiegazione alla Caporetto di Perugia. Lo è stato per i diretti interessati al termine della partita e figuriamoci per chi segue l’Avellino in casa, in trasferta e durante la settimana quando gli allenamenti sono aperti al pubblico. Difficile ma non impossibile, perché il calcio fa leva su molteplici indici di analisi.

Al Curi non si è salvato nessuno. Prestazione insufficiente sotto tutti gli aspetti: tecnico, tattico e comportamentale. L’Avellino si è fatto schiacciare dal peso delle sue insicurezze al primo accenno di offensiva di un avversario aggressivo ma non certo irresistibile. E a finire sul banco degli imputati ancora una volta è stata la difesa con errori marchiani che hanno consegnato i tre punti al Perugia praticamente intorno alla mezz’ora del primo tempo.

L’Avellino di Toscano è riuscito a fare addirittura peggio di quello guidato da Marcolin nello stesso posto circa sei mesi fa. Il Perugia-Avellino del 16 aprile scorso – terminato sul 2-0 per gli umbri – rappresentò il punto più basso su tutti i fronti dell’interregno Marcolin poi esonerato alla giornata successiva. E per far peggio di Marcolin ci vuole davvero un’impresa.

Toscano ci è riuscito e adesso più che mai la piazza ne chiede la testa. Non che prima non la chiedesse (riavvolgere il nastro ai decibel del Partenio in occasione dell’espulsione contro il Cittadella), ma una battuta d’arresto inspiegabile come quella di ieri seguita alla rinascita contro la Pro Vercelli ha piazzato il definitivo carico da novanta in termini di paura e preoccupazione miste ad insofferenza da parte dei tifosi. Basterebbe un sondaggio su un adeguato campione rappresentativo per ottenere un plebiscito sull’esonero.

Il cannibale è rimasto a lottare contro tutti in solitudine o meglio con il solo sostegno del club. Un sostegno non incondizionato perché la pazienza prima o poi finirà. L’apertura di un ciclo triennale non basta a garantire vita lunga al tecnico, accontentato in tutto e per tutto dalla società che è arrivata a consegnargli nelle mani una rosa di ventotto elementi. Una squadra costruita prima per il 3-4-3 e poi per il 3-5-2 (con difesa e centrocampo in linea a quattro nella fase di non possesso).

Va detto però che da quando si è insediato, Toscano deve fare i conti con gli infortuni a raffica di uomini chiave e ad oggi deve letteralmente inventarsi l’attacco contro lo Spezia. Ma il cannibale non ha mai accampato alibi. Adesso però ha la tifoseria contro ed una fiducia a termine da parte del club dalla propria parte. Solo ma non sprovvisto del carattere per reagire. Soltanto un credibile colpo di coda potrebbe far ricredere gli scettici sul suo conto.