Avellino – Il presidente della Commissione Bilancio del Comune di Avellino, Carmine Montanile, illustra il prospetto economico del 2008 definendolo “asfissiante”. In una relazione, Montanile illustra uno scenario “che in termini di metodo e di indirizzo di gestione, conferma il giudizio estremamente negativo che abbiamo da sempre espresso nei confronti degli strumenti contabili di questa Amministrazione. Anche in considerazione dei risultati gestionali ed economici ottenuti negli anni scorsi e che hanno chiaramente certificato il fallimento delle politiche di bilancio dell’Ente.
E’ questo un documento finanziario che se da un lato è completamente slegato dalle esigenze della popolazione, dall’altro ne fotografa esattamente le condizioni che sono quelle di chi vive in una città ove disorganizzazione, approssimazione e mancanza di idee la fanno da padrone.
Avellino è una città in caduta libera!
E’ una città che non riesce a decollare perché l’amministrazione continua a navigare a vista soprattutto in alcuni settori strategici come la cultura e i servizi sociali.
E’ una città stordita, nella quale non sono sufficienti i propagandistici annunci della riduzione dell’addizionale Irpef comunale, perché le tariffe non calano, anzi, rischiano di aumentare tutte e tutte insieme, già dal prossimo anno, a causa delle non scelte della politica in materia di servizi pubblici e di governo del territorio.
E’ una città soffocata e non solo dall’immondizia.
Avevamo bisogno di un documento economico-finanziario di largo respiro, fatto di scelte e programmazione; ci troviamo a discutere ed analizzare un bilancio “ elettorale” , senza decisioni strategiche né ipotesi di sviluppo, caratterizzato dalla precarietà delle entrate correnti e aggravato dalla cronica incapacità di affrontare in maniera convincente e risolutiva i problemi legati al sociale, ai giovani, alla famiglia, alla sicurezza, al lavoro o all’emergenza rifiuti, tanto per citarne alcuni.
Non viene esaminato o si fa finta di non vedere un aspetto di importanza cruciale per la gestione amministrativa e cioè la riduzione della spesa.
Su questo non faremo sconti a nessuno.
Bisogna fare economia e dovrebbe farla per primo il Comune che dovrebbe consumare meno per mantenere sé stesso, allo scopo di liberare risorse da destinare ai cittadini che sono, come dire , i fruitori dell’azione governativa.
Anche in considerazione del fatto che non si può più utilizzare la già dilatata leva fiscale per ragioni politiche e sociali né gli oneri di urbanizzazione come si faceva un tempo, né le entrate derivanti da alienazioni.
Riteniamo che sia opportuna una ristrutturazione del modello organizzativo dell’Ente e una politica di incentivazione in base a risultati misurabili e, quindi, premiante dei singoli e degli uffici che conseguono risultati e che non sia uguale per tutti.
Così come consideriamo necessario, in relazione a quanto operato in tutti gli enti ed in tutti i settori, un processo di riqualificazione dei dipendenti, comprensivo non solo delle necessarie conoscenze tecniche, ma anche delle indispensabili capacità relazionali.
Anche in rapporto al fatto che a fronte di una cronica carenza numerica, il Comune è costretto a sostenere la politica dell’ ottimizzazione del personale interno. La riorganizzazione strutturale dell’Ente, una maggiore capacità di fare economia, un più concreto impegno di risorse in progettualità di sviluppo, una più concreta capacità di recupero crediti e una più giusta politica fiscale, costituiscono la via maestra, l’obiettivo da perseguire, allo scopo di rendere l’apparato vicino ai cittadini e non l’ostacolo avverso che, ponendo difficoltà, causando ritardi, manifestando incompetenze, celebra il suo potere a scapito dell’utenza”.
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