Autostrade, gli interessi di Castellucci nell’inchiesta-bis: vuole tutelarsi per il processo d’Appello?

Autostrade, gli interessi di Castellucci nell’inchiesta-bis: vuole tutelarsi per il processo d’Appello?

12 Novembre 2019

Dimissionario da Atlantia, il colosso che controlla Autostrade per l’Italia, lo scorso 17 settembre, dopo la bufera scatenata dagli ultimi sviluppi dell’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi di Genova e dalle nuove misure cautelari a carico dei dipendenti delle controllate Spea e Aspi, da quest’ultima già dimissionario un anno fa, Giovanni Castellucci manterrebbe ancora una posizione di supremazia all’interno della concessionaria della rete autostradale, tanto da prendere decisioni societarie a cui dovrebbe, invece, essere del tutto estraneo vista la cessazione della carica.

E’ l’ultimo inquietante retroscena dell’inchiesta-bis della Procura della Repubblica di Avellino, portata avanti dal Procuratore Rosario Cantelmo e dal sostituto Cecilia Anecchini, sulla sicurezze delle barriere autostradali, dopo il tragico evento del 28 luglio 2013 quando un bus, sfondando i new jersey del viadotto Acqualonga sull’autostrada A16 Napoli-Canosa, all’altezza di Monteforte Irpino, precipitò nel baratro causando la morte di 40 passeggeri.

In quel processo, conclusosi in primo grado a gennaio e che riaprirà in Appello il prossimo 17 dicembre, sono stati condannati diversi dipendenti di Autostrade per l’Italia, in particolare i tre Direttori del VI° Tronco Cassino avvicendatisi tra il 2001 e il 2013, per aver omesso un costante monitoraggio della tratta autostradale che avrebbe evidenziato l’improcrastinabile necessità di adeguamento delle barriere.

Da quel processo è nata la seconda inchiesta, che vede al momento 5 indagati anche loro dipendenti di Autostrade, di cui uno già condannato a cinque anni in primo grado, e l’apposizione dei sigilli alle barriere e alle corsie di marcia contigue a esse dei viadotti insistenti lungo le tratte autostradali A16 Napoli-Canosa tra Baiano e Benevento e A14 Bologna-Taranto tra Pescara ovest e Pedaso (Fm).

Un sequestro preventivo per cui Aspi, attraverso il proprio legale Amedeo Gagliardi, ha chiesto senza successo il dissequestro. Il Gip del Tribunale di Avellino Fabrizio Ciccone lo ha a più riprese respinto, visto il parere negativo della Procura e dei suoi consulenti tecnici e vagliati i competenti organi ministeriali, ovvero il Mit e l’Uit di Roma.

E’ nell’ultima istanza di dissequestro rigettata che si evince il ruolo dominante di Castellucci. L’ex amministratore delegato – scrive il Gip – ha supervisionato alla preparazione dell’istanza, redatta secondo interessi e finalità che nulla hanno a che fare con la sicurezza e l’incolumità degli automobilisti, ma che corrispondono a propri interessi personali, visto che contro la sua assoluzione nel processo Acqualonga pende il ricorso in Appello della Procura.

E’ lo stesso avvocato Gagliardi, ascoltato dai pm, ad ammettere il ruolo molto attento dell’ex amministratore delegato di Atlantia e Autostrade nel seguire lo sviluppo della vicenda che potrebbe avere ricadute sul processo di secondo grado. Un coacervo d’interessi e finalità privatistiche dello stesso Castellucci che mira a tutelare la propria posizione in vista del processo di Appello.

Infine, nel rigettare la richiesta di sostituzione delle barriere, il Gip precisa come Autostrade, dopo la strage di Acqualonga, abbia ulteriormente peggiorato la qualità e l’efficenza del proprio sistema di ritenuta stradale. Per questo l’approvazione di un piano di riqualifica delle barriere deve necessariamente passare al vaglio del Mit e non può essere attuato in via unilaterale da parte della concessionaria.