Ato Calore Irpino – Tra ‘forzature’ e ‘ammonimenti’ prevale la linea del Pd

Ato Calore Irpino – Tra ‘forzature’ e ‘ammonimenti’ prevale la linea del Pd

18 Novembre 2010

Fausto Pepe

Avellino – Manca il numero legale all’assemblea dell’Ato Calore Irpino e la seduta viene aggiornata. Passa in sostanza la linea del Pd che ieri e nei giorni scorsi, attraverso i suoi esponenti del Sannio (il consigliere regionale Umberto Del Basso De Caro e il primo cittadino di Benevento Fausto Pepe, quest’ultimo tra i presenti ad Avellino), aveva aspramente criticato l’autoconvocazione della seduta assembleare da parte degli 87 sindaci (sui 195 totali che afferiscono all’autorità d’ambito) che premevano per un’accelerata all’affidamento del servizio idrico integrato all’Alto Calore Servizi.

Una mossa, che come si è visto anche stamane, ha creato effetti dirompenti proprio mentre la fase di concertazione con i vari protagonisti della vicenda, voluta dal numero uno dell’Ato Tonino Festa, si avviava verso una conclusione.

Presente in assemblea solo il 44,8% delle quote societarie totali a fronte di un 50,1%, quorum per l’ok ufficiale ai lavori. Di qui, dunque, l’invalidamento della seduta.

Ma il dibattito è stato comunque portato avanti, sulla scorta di lunghi ed articolati interventi che hanno animato la mattinata a piazza Duomo.

Nel mirino è finita la delibera di indirizzo sull’affidamento del SII all’Acs: “L’iniziativa odierna – ha riferito Lello De Stefano, dirigente del Pd irpino e già presidente dell’Ato – rischia di compromettere il percorso istituzionale avviato dal presidente Festa. E’ una iniziativa solo ‘di conta’, una ‘prova di forza’ che non ha valore se ci sono guerre politiche nell’Acs. Dobbiamo invece far sì che il processo per l’affidamento del SII venga portato a termine entro i tempi previsti e nel pieno rispetto delle leggi”.

All’ex presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo, che ieri aveva proposto la scissione in due Ato dell’autorità d’ambito Calore Irpino, De Stefano ha replicato: “Non c’è spazio adesso per un Ato del Sannio e un Ato irpino. Dobbiamo difendere l’equilibrio all’interno dell’Ato perché una guerra tra Irpinia e Benevento equivarrebbe a consegnare l’acqua nelle mani del privato”.

In questa direzione anche il sindaco di Avellino Giuseppe Galasso: “Oggi non c’era evidentemente la necessità di dare un imprimatur alla scelta finale – ha detto – Non ci possono essere divisioni tra due territori che da tempo dividono e condividono non scelte amministrative ma anche culturali e sociali”.

Ma il dibattito ha visto anche gli interventi dei componenti del CdA dell’Acs Eugenio Abate, Gennaro Santamaria e Fernando Errico, la cui presenza in aula, non solo in veste di delegati o sindaci dei Comuni dell’Ato, ha suscitato più d’una critica.

Su tutti il sindaco di Benevento, Fausto Pepe: “Oggi ci troviamo a giustificare una presa di posizione che contraddice tutto un percorso fatto sinora. L’Acs a Benevento è vista solo come una società avellinese; per questo, come Comune di Benevento non ci sentiamo tutelati. Fermiamo qui gli orologi e riprendiamo il percorso istituzionale che ci eravamo prefissi. Il Comune di Benevento non starà a guardar e, qualora sarà necessario, impugnerà tutto l’impugnabile”.

Pepe ha poi meglio precisato: “In linea prioritaria siamo per l’affidamento all’Acs ma si deve ragionare in maniera prioritaria con tutti gli altri gestori presenti nelle due province. Riconosco all’Acs un ruolo di leader ma tutti i vari soggetti esigono dignità e pari trattamento”.

Eppure in apertura dei lavori, l’intervento del sindaco di Montemiletto e vice presidente dell’Acs Abate aveva in qualche maniera smorzato le polemiche delle ultime ore: “Nessun colpo di mano – ha precisato – solo la volontà di fare chiarezza sull’affidamento del SII all’Acs, società che non vuole esercitare un ruolo egemone nel contesto del servizio idrico se non quello di dare continuità allo stesso in tutto il territorio”.

Ma le eccezioni sollevate da più parti circa le caratteristiche di “…inconcludenza” o di “…forzatura” della delibera al primo punto dell’ordine del giorno, e gli interrogativi su ciò che sarà degli altri gestori presenti nelle due province, ha di fatto bloccato ogni altra discussione e rinviato il tutto alla conferenza di servizi che si terrà nel primo pomeriggio.

E’ bene ricordare come all’interno dell’Ato Calore Irpino agiscono diversi soggetti gestori del servizio. Oltre all’Acs Spa (che tra Avellino e Benevento gestisce 127 Comuni), nel Sannio opera la Gesesa (società a capitale misto che serve Benevento ed altri 12 Comuni), la Cabib (altri 6 Comuni) e il mini Consorzio dei Comuni di Fragneto Monforte e Fragneto L’Abate, mentre in Irpinia sono presenti anche la partenopea Arin, l’Aqp e la Irno Service di Solofra. (di Antonio Pirolo)


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