Aste Ok, Villani: sentenza storica, i creditori le vere vittime della vicenda

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AVELLINO- “E’ una sentenza storica” . Così il penalista Alberico Villani, il penalista che difende Armando Aprile ha definito l’epilogo del processo Aste Ok. E se per un penalista che ha all’attivo centinaia di processi questo è un processo “storico”, allora bisogna crederci. Anche perché Villani con molta obiettività non si è lasciato andare a facili trionfalismi rispetto all’epilogo di un processo complesso e della decisione adottata dal collegio presieduto dal giudice Roberto Melone.

“Una sentenza storica- ha spiegato Villani-perché è stato applicato un principio, il difetto di contestazione, per cui il Tribunale ha ritenuto che il fatto e’ diverso da come è stato contestato. Non dimentichiamo che ci troviamo di fronte ad un processo andato avanti per quasi tre anni, con ventiseimila pagine di atti in sede di indagine preliminare e almeno 70 udienze dibattimentali. Un difetto di contestazione. Voglio anche chiarire che Armando Aprile non è stato assolto, anzi ha avuto una condanna per un falso in perizia di una delle aste. Però il grosso delle imputazioni riguardava il 416 bis e tutti i reati satellite, commessi secondo l’ accusa per agevolare o con il metodo mafioso”.

Ognuno dei difensori ha la sua sensibilità e ha accolto in un certo modo l’ordinanza emessa sabato sera dal Tribunale. Il fatto che sono stati rimessi gli atti. L’impianto accusatorio salta completamente quando l’imputato viene assolto. Nel momento stesso in cui il Tribunale ritiene che venga contestata l’associazione camorristica in una forma diversa da quella prospettata dal pubblico ministero e” chiaro che si pone un problema sulla validità dell’impianto accusatorio. E’ chiaro che sul piano pratico c’è la scarcerazione di Armando Aprile, per cui il pm aveva invocato una condanna a 25 anni, quella richiesta è saltata. Certo, non sarà gioco facile dimostrare davanti ai nuovi magistrati sia a Napoli che poi eventualmente ad Avellino che non c’è stata nessuna dazione, nessun esercizio dell’attività intimidatoria nei confronti dei debitori. Abbiamo battuto tanto come Collegio difensivo su questo aspetto. In effetti, vittime e carnefici vanno rivisti nel passaggio che si andrà a fare con la trasmissione degli atti a Napoli. Tutte le vittime erano persone che avevano perso l’immobile all’asta e non avevano i soldi per recuperarli, rispetto anche a beni che tenete conto in qualche caso da cifre per un milione di euro sono state aggiudicate per circa 60-70mila euro. I debitori sono ancora in godimento dei beni e stanno per la maggior parte tuttora in quei beni, perché i veri frodati sono i creditori. In tutta questa vicenda, chi ne ha tratto i maggiori benefici, al netto della possibilità tutta da provare che Armando Aprile abbia ottenuto soldi per non partecipare o anche evitare che altri partecipassero, ma i primi beneficiari sono stati i debitori, che hanno ripreso i loro beni a soldi stracciati. Chi è la vera vittima di questa vicenda che andava meglio chiarita ed esplorata sono i creditori. Credo che il vero favore lo hanno avuto i debitori, che in qualche caso non avevano neanche i soldi per versare il 10% e poi saldare l’esecuzione. In effetti i debitori avevano perso i loro beni a seguito di una regolare procedura, nella quale si sono innestati con una richiesta di un regalo gli inputati, quello che nel processo è emerso come il “babba’”. Come facessero ad avere la disponibilità per un “regalo” o “babba’” agli imputati? ” Bisogna tenere presente che queste procedure, basta controllare il numero del procedimento in Tribunale, andavano avanti anche da dieci anni. C’è un caso di un immobile valutato 100mila euro e dopo 7 aste andate deserte e stato aggiudicato alla figlia di un esecutata per 10mila euro. E’ chiaro che in questo contesto prendi qualche migliaia di euro ed elimini un concorrente”. L’altro punto su cui si è fondato per la maggior parte il processo è quello relativo alle condotte dei presunti partecipi all’°associazione. “Nessun partecipante e’ stato intimidito o bloccato o minacciato”. Livia Forte e Armando Aprile avevano fatto questo patto con i Galdieri? “Livia Forte e Armando Aprile avevano la capacità economica per poter partecipare e aggiudicarsi tutte le aste a cui partecipavano. Cioè, Armando Aprile aveva una capacità economica, garantita anche da fideiussioni bancarie di poter andare all’asta e acquistare anche un immobile a sei o settecento mila euro. Cosa che magari, trovandosi in un momento di difficoltà, i debitori o altri non avrebbero potuto fare. In definitiva Armando Aprile si difende su questa verità storica, che condivido, per come è strutturata l’asta e tutti i tecnicismi collegati, Armando Aprile non aveva bisogno dell’intervento dei Galdieri per far gestire la sua attività sia nei rapporti con il Tribunale che in quelli con le banche. Da questo si è difeso Armando Aprile: mi hanno voluto accostare ai Galdieri, che hanno problemi giudiziari di diversa natura, ma io non avevo bisogno di loro, perché i soldi, indipendentemente da altre presenze. Questo è il punto”.