Aste Ok, Barone smentisce Formisano: i cinquemila euro non erano per un’asta

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“Quei cinquemila euro non servivano per le aste”. Antonio Barone, l’avvocato e socio di Gianluca Formisano imputato nel processo Aste Ok smentisce il suo co-imputato rispetto ad uno degli episodi chiave della vicenda legata alla loro partecipazione e al prezzo che avrebbero dovuto pagare per poter partecipare alle procedure fallimentari presso il Tribunale di Avellino. L’avvocato, difeso dai penalisti Claudio Botti e Caterina Migliaccio, e’ stato sottoposto all’esame dal pm antimafia Woodcock nel corso dell’udienza da poco conclusa nel processo Aste Ok, Un colpo di scena, visto che fino a poco prima Formisano aveva raccontato che i soldi consegnati dal Barone nel suo studio (quello di Formisano) sarebbero andati ad una persona vicina ai Galdieri. Si tratta della vicenda dell’asta di Montefredane da cui poi lo stesso amministratore della società di Barone e Formisano era stato cacciato da Livia Forte, che lo aveva avvicinato intimandogli di andare via e non fare altri rilanci. “Guardi-ha spiegato Barone- le devo dire subito una cosa. I cinquemila euro dati a Manzo A non riguardavano le aste. Cosi comprenderà bene quello che ha già avuto modo di capire dalle telefonate. Manzo era un mio cliente, mi stavo occupando della separazione dalla moglie. Aveva promesso di impegnarsi per risolvere la problematica commerciale con una donna. Questa signora ci ha picchiato: a me, alla sorella di Gianluca e allo stesso Formisano. Questa donna, non solo, ci minacciava in continuazione e ci mandava audio e wattapp. Mi era stato assicurato: datemi cinquemila euro e me la vedo io con questa, perché così state tranquilli. Allora stavamo dicendo, in questo modo risolvo il problema. Questa cosa non l’ho detta a Formisano. Quando mi ha detto nell’ interrogatorio del 2021 . Quando ho aderito alla linea difensiva dei miei avvocati dell’epoca. Manzo mi ha truffato.. Non ha dato soldi alla signora. Ma non ho detto questa cosa a Formisano..”. Perche’ non gli aveva detto questa circostanza lo spiega poco dopo sempre sulla base delle domande del pm antimafia Henry Jhon Woodcock: “Io approfittai del fatto che mi aveva riferito Petruzziello, dissi a Formisano che Manzo lo aveva mandato Livia Forte perché sapeva che avevamo partecipato all’asta”. Una versione per cui viene incalzato più volte dal pm antimafia, che poi riferendosi ad un’intercettazione di Barone con sua madre chiede all’imputato:

“Lei ha detto: amia madre ho detto la verità, parlando con lei, dice: guarda con Gianluca che sta dicendo tutte fesserie. Se a Formisano lei non ha detto la verità, sulla base delle bugie che aveva detto lei”. E Barone gli ha risposto: Io gli avevo detto una bugia…La conversazione è di tenore diverso: come fa a dire una cosa del genere, visto che lei gliele aveva detto?
Proprio perché avevo detto una bugia.
Ma lei dice: guarda questo pazzo….
Volevo tenere mia madre lontano dai problemi. Io non avevo detto nulla a Formisano e non avevo mai parlato dei Galdieri”. Anche sulla vicenda dell’opificio per cui Formisano e Barone avrebbero versato alla Forte duemila euro, la versione non sembra per nulla convincere il pm antimafia . “Avrà sicuramente ascoltato da cui risulta che questa cifra fu pretesa da Livia Forte e fu consegnata ad Aprile affinché la desse a Livia Forte ?” Chiede all’imputato il pm antimafia: “Questi duemila euro Aprile li voleva come regalo. Aprile ci disse che i soldi li avrebbe dati a Livia Forte per tenerla buona
Ma cosa significa per tenerla buona chiede Woodcock: “Era una imposizione e io non volevo piegarmi”.Però glieli aveva dati? “Perché non mi avrebbe dato i soldi del preliminare di vendita della Queen Skin per l’opificio”. Il controesame di Barone, dopo che sarà concluso quello del pm antimafia ci dovrebbe essere dopo il 21 febbraio. Prima di Barone era stato controesaminato dagli avvocati Roberto Saccomanno, Alberico Villani e Gerardo Santamaria. E proprio nel controesame del pm Woodcock c’è un passaggio sempre riferito ai Galdieri. “Nessuna minaccia, la minaccia a me non fu fatta ma alla Cerullo” ha spiegato Formisano chiamato nuovamente a chiarire sulla vicenda avvenuta a casa di Livia Forte. E Woodcock gli ha contestato le precedenti dichiarazioni: ” Sempre Galdieri mi disse che sapeva tutto, mi dice che lavoro faccio, so dove lavori mi dice non devi metterci più piede al Tribunale di Avellino, se volevo fare le aste devi parlare con mia sorella”. E Formisano ha risposto : Si pm lo confermo e l’ho detto anche nell udienza precedente”. Woodcock lo ha incalzato: “Non la ritenne una minaccia?”. CNon la presi come minaccia, ma non essendo interessato”. E il magistrato ha commentato: “Ma cosa vuol dire non.ero inyerssto, possiamo dare per scontato invece che lei era interessato alle aste, se da febbraio a luglio ha parlato solo di aste”.