Aste Ok, il maresciallo in aula: così è partita l’indagine

0
3276

NAPOLI- “Se tu vuoi fare il commercio dobbiamo farlo tutti quanti, compa’”. E’ la frase che il presunto boss del Nuovo Clan Partenio Pasquale Galdieri (non imputato nel processo Aste Ok) aveva rivolto a Damiano Genovese, convocato il 19 dicembre del 2018 presso la sua abitazione proprio perche’ erano giunte all’attenzione di Galdieri voci sul sistema messo in piedi da Livia Forte e dai suoi soci nell’ambito delle procedure fallimentari presso il Tribunale di Avellino, in particolare per una casa all’asta nel Baianese per cui avrebbero ottenuto 5000 euro in cambio del loro dietrofront. E’ da qui che sarebbero partiti gli investigatori per smascherare il “clan” delle aste e il patto poi siglato tra Forte e Aprile e i Galdieri per gestire le procedure ottenendo soldi per ritirarsi o acquistando beni con gli esecutati ancora all’interno. Un “mandato”, quello conferito dal presunto boss a Genovese, che si era tramutato nell’alleanza per spartirsi i proventi del sistema aste. E’ uno dei passaggi dell’escussione “fiume” svolta nell’aula bunker Ticino 2 del carcere di Poggioreale di uno dei due sottufficiali del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino che hanno condotto le indagini sulle aste, scoperte nell’ambito del procedimento sul Nuovo Clan Partenio. L’esame del pm antimafia Henry Jhon Woodckock, che non e’ stato molto gradito dalle difese, ad invocare la sospensione dello stesso esame sia l’avvocato Carlo Taormina, che ha stigmatizzato la modalita’ di conduzione dell’esame, ritenendo quelle utilizzate dal pm solo domande parziali e anche chiedendo con forza lo stop (o si sospende l’esame o il codice penale, ha detto in un passaggio) e anche dai difensori di Nicola Galdieri, sia Davino (che ha criticato la scelta di basare l’esame sull’informativa e su atti diversi dalla perizia trascrittiva) sia Gaetano Aufiero ( che ha censurato l’uso di frasi estrapolate e lette dal sottufficiale nel corso dell’esame non dalla perizia trascrittiva). Ad un certo punto lo stesso pm Woodcock ha chiesto al collegio un rinvio, che dopo una breve camera di consiglio non e’ stato accordato. Per il presidente Melone l’esame del testimone poteva continuare.

Il SISTEMA ASTE

Da quel momento, dal dicembre del 2018 l’attenzione degli investigatori di Via Brigata si concentra su Livia Forte e sulle aste. Come ricordato dallo stesso sottufficiale in aula, il nome di Armando Aprile emerge da un’annotazione di polizia giudiziaria, sostanzialmente un intervento dei Carabinieri all’interno di uno studio notarile sollecitato da Livia Forte e da Armando Aprile dal momento che c’erano problemi con un esecutato che non voleva perdere la sua abitazione. Da qui gli ulteriori accertamenti che confermano come nella gestione delle aste Aprile e Forte fossero soci. Si tratta della societa’ Ok Immobiliare con sede a Roma, di cui Forte e Aprile erano i riferimenti. Dal febbraio del 2019 ci sono una serie di intercettazioni, quelle richiamate nell’esame del pm antimafia al sottufficiale, che erano confluite nell’informativa depositata dal Nucleo Investigativo alla Dda di Napoli. In particolare sulla quota da destinare ai Galdieri, nello specifico a Nicola, del venti per cento sul profitto e in una captazione ambientale a casa di Pasquale Galdieri, Beniamino Pagano (imputato in questo procedimento) riferiva che “Armando” (identificato dagli investigatori in Aprile) aveva preso impegno a versargli il 20%.

APRILE: VENDO EMOZIONI

Tra le intercettazioni richiamate nel lunghissimo esame del sottufficiale dell’Arma, anche quella in cui Armando Aprile spiegava a Modestino Forte (anche lui imputato) la ratio e il suo modus agendi. “Vendo emozioni” riferendosi al fatto che piu’ del valore reale dell’immobile, per lui valeva la volonta’ e il legame degli esecutati con lo stesso che non avrebbero voluto perdere il bene. Per questo preferiva visionare immobili all’asta ancora occupati dai proprietari.

LA PROSSIMA UDIENZA

In aula si torna il 20 gennaio, quando sara’ completato l’esame del teste e sara’ ascoltato un altro militare dell’Arma che si era occupato del servizio di appostamento della procedura in cui era presente Carlo Dello Russo.