Asta Pagliarone, l’Antimafia chiede di trascrivere i video nel ristorante

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Entrano nel processo per la presunta turbativa d’asta del ristorante “Pagliarone” anche le richieste di trascrizioni dei files audio e video all’interno del locale di Monteforte, consegnati dall’ex socio del sindaco Costantino Giordano e acquisiti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino.

Il pm antimafia Anna Frasca ha infatti chiesto di inserire agli atti per la trascrizione da parte del perito nominato stamattina dal Tribunale di Avellino, le immagini relative ad alcune delle vicende collegate alla struttura di Monteforte Irpino. Davanti al collegio presieduto dal giudice Sonia Matarazzo e composto dai giudici Fabrizio Ciccone e Michela Eligiato, e’ stato conferito anche incarico al perito che si occuperà della trascrizione delle intercettazioni telefoniche sollecitate sia dalla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli che dalle parti, in particolare dalla difesa del sindaco Giordano, che già nella precedente udienza aveva formalizzato la richiesta di acquisire agli atti alcune intercettazioni che avrebbero dimostrato la scarsa attendibilità dei denuncianti. Le operazioni peritali partiranno il prossimo 28 marzo.

Nella prossima udienza, quella già fissata per il 7 giugno, ci sarà infatti l’escussione della parte offesa, ovvero il socio di Giordano nella gestione del locale.

IL PROCESSO
Il processo per l’asta del ristorante Pagliarone è quello a carico di Galdieri Nicola, difeso dagli avvocati Gaetano Aufiero e Claudio Davino, Aprile Armando Pompeo, difeso dagli avvocati Alberico Villani e Roberto Saccomanno, Freda Renato, difeso di fiducia dagli avvocati Patrizio Dello Russo e Ferdinando Letizia, Costantino Giordano, difeso dagli avvocati Rocco Antonio Briganti e Gerardo Di Martino che rispondono a vario titolo di di estorsione aggravata dal metodo mafioso e riciclaggio nei confronti degli stessi. Come si ricorderà il sindaco di Monteforte Irpino Costantino Giordano, e’ accusato di aver concorso insieme al presunto boss del Nuovo Clan Partenio Nicola Galdieri all’imposizione di una quota di 120 mila euro per consentire che l’asta fosse aggiudicata dalla Monteforte Srls.

LE INDAGINI
Gli accertamenti sono stati condotti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, all’epoca dei fatti agli ordini del maggiore Pietro Laghezza confluiti in una informativa di circa 500 pagine dopo la delega di indagine della Dda di Napoli per accertare le accuse rivolte sulla vicenda. Tutto nasce dalle dichiarazioni rese nel dicembre del 2020 al pm Antimafia Henry Jhon Woodcock da Livia Forte, imputata nel processo Aste Ok, che aveva rappresentato come nel luglio del 2017, precisamente il 19 luglio, si erano recati presso il ristorante Its Ok Nicola Galdieri e Costantino Giordano (circostanza smentita dallo stesso Giordano in aula) e che gli era stato imposto di non rilanciare l’offerta perché il locale andava aggiudicato a Giordano (circostanza smentita durante l’esame in aula di Giordano, che al ristorante si sarebbe recato da solo, senza mai coinvolgere Galdieri e dopo che gli aveva parlato dell’interesse all’asta della Forte proprio il suo socio Gennaro Pascale).

Il giorno dopo, il 20 luglio, davanti alla giudice Patrizia Grasso era stata battuta l’asta. Aggiudicata per una differenza di 100 euro dalla Monteforte Srls (quella in cui erano soci Stellato Leondina, moglie di Gennaro Pascale, Costantino Giordano e Vito Chiumento). Nello specifico si trattava di un’offerta di 409.380 euro della Lara Immobiliare e 409.480 euro della Monteforte Srls. Una circostanza sospetta per gli inquirenti, considerando che una leader delle aste come la Forte non rilanciasse per una offerta così irrisoria. In buona sostanza una “desistenza” insolita per una “professionista” delle aste immobiliari come la Forte. Le dichiarazioni della Forte avrebbero poi trovato riscontro nelle dichiarazioni rese dall’ex socio di Giordano, che ascoltato a sit dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, aveva riferito di aver consegnato una somma in contanti di 70mila euro nelle mani di Galdieri Nicola e che i restanti 50mila euro sarebbero stati versati in rate da 2000 euro mensili.

I Carabinieri avrebbero trovato riscontri negli accertamenti bancari, visto che dopo i primi sei mesi versati in contanti, sarebbe stato usato il metodo di una fattura per lavori eseguiti nel ristorante dall’impresa di costruzioni di Renato Freda, la Ni.Re, finita sotto inchiesta nel processo per il Nuovo Clan Partenio e in questa indagine e’ accusato di riciclaggio aggravato dal metodo mafioso (visto che le rate per circa ventiduemila euro corrisposte a Galdieri sarebbero passate secondo le indagini attraverso la sua impresa di costruzioni). Due fatture. Una da duemila euro e una da quindicimila euro. Riscontri a cui si sarebbero aggiunti anche contatti tra lo stesso Giordano e elementi di primo piano del Nuovo Clan Partenio, a partire da Carlo Dello Russo e lo stesso Nicola Galdieri. Contatti che anche nella sua lunga deposizione in aula lo stesso Giordano non ha smentito, come è noto, riferendo però che non aveva mai chiamato in causa Galdieri per la vicenda dell’asta per il locale di Monteforte Irpino e che era stato lo stesso Pascale a prendere contatti con la Forte per evitare il suo interessamento all’asta.