Assegni clonati a Busto Arsizio, coinvolti tre irpini: due arrestati

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I carabinieri del Reparto Operativo di Varese, con il supporto dei Comandi Arma di Busto Arsizio, Gallarate, Como, Menaggio (Como), Avellino e Baiano, hanno dato esecuzione a 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse nei confronti di appartenenti ad una associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di ignari cittadini mediante emissione e incasso di assegni falsi per cifre di ingentissimo valore, mentre due sono i soggetti denunciati a piede libero. Il provvedimento cautelare, emesso dal Gip del Tribunale di Busto Arsizio (Varese) su richiesta di quella Procura della Repubblica, conclude l’indagine avviata dal Nucleo Investigativo di Varese nell’aprile 2012 e coordinata dalla Pm dottoressa Francesca Parola, che ha permesso di individuare le responsabilità degli autori di numerose truffe commesse mediante emissione e incasso di assegni falsi, nonchè di ricostruire le dinamiche del sodalizio, costituito da due promotori che, avvalendosi di soggetti dediti alla individuazione e reclutamento di compiacenti impiegati bancari, venivano in possesso dei dati di conto corrente nonché degli “specimen” di firma di ignari correntisti, con conseguente emissione di assegni per importi di diverse centinaia di migliaia di euro da porre all’incasso mediante prestanome appositamente reclutati, a cui venivano altresì intestate società di comodo sui cui conti correnti venivano fatti depositare i titoli di credito, per il successivo prelievo del denaro – una volta divenuto “liquido” – o per il contestuale smistamento dello stesso verso conti correnti svizzeri
In particolare, i soggetti tratti in arresto costituivano la suddetta associazione per delinquere, con ruoli e compiti ben definiti:B.F, 43enne di Somma Lombardo (VA) e P.S., 54enne di origini siciliane, in qualità di capi ed organizzatori dell’associazione; C.D., 27enne di Cardano al Campo (VA), maestro di ballo latino americano con il compito di agganciare e “indottrinare” impiegati bancari per convincerli a partecipare alle attività dell’associazione, L.P., 39enne di Lenno (CO), S.C. 34enne di Como e M.D., 37enne di Valmorea (CO), incaricati di individuare soggetti compiacenti a cui intestare società fittizie e fungere da tramite fra questi, S.M., 34enne di Albiolo (CO),R.L., 38enne di Cardano al Campo (VA) e F.A., 34enne di Cassano Magnago (VA), con il compito di seguire le istruzioni impartite, ovvero di intestarsi una società ed incassare gli assegni; P.D., 31enne di Contrada (AV) e P.D., 33enne di Avellino, in qualità di organizzatori dell’associazione con riferimento alla “filiale di Avellino”. Nel medesimo contesto, sono stati denunciati in stato di libertà Z.E., 28enne di origine marocchina, impiegata bancaria che aveva il compito di fornire all’organizzazione i dati bancari dei singoli clienti facoltosi della “Banca Popolare di Puglia e Basilicata”, presso diverse filiali della stessa banca, ovvero anche presso altre Banche, al fine di permettere la clonazione degli assegni, e E.G., 54enne di Contrada (AV), che ha fornito il proprio conto corrente acceso presso la “Banca di Novara /filiale di Avellino” per far transitare i soldi ottenuti dalla clonazione degli assegni.
Numerosi sono stati gli episodi ricondotti alle responsabilità del sodalizio. Le indagini sono scaturite dai fatti del 23 febbraio 2012, quando il direttore della “Banca Popolare di Puglia e Basilicata/filiale di Busto Arsizio”, denunciava presso la locale Stazione Carabinieri che quello stesso giorno era giunto in filiale uno della banda, soggetto che aveva aperto un conto corrente pochi giorni prima, il quale aveva cercato di incassare cinque assegni per un importo totale di euro 403.000,00 da girare poi su un conto svizzero. Il direttore, avvertito dalla ragazza allo sportello, poi identificata per Z.E., insospettito dalla situazione, aveva fotocopiato gli assegni ed avvisato l’uomo che vi erano dei tempi tecnici da rispettare per il compimento dell’operazione. Dai primi accertamenti, gli assegni risultavano tutti falsi ancorché il numero corrispondesse effettivamente agli assegni dati ai correntisti della banca e pure le firme fossero molto simili a quelle depositate presso la filiale. Sospettando complicità interne alla banca, dagli accertamenti svolti emergeva la complicità proprio della ragazza che si trovava allo sportello, ossia la Z.E., la quale forniva però una piena collaborazione. La ragazza, infatti, affermava di essere stata avvicinata a dicembre 2011 da un ragazzo conosciuto in alcuni locali di ballo latino americano, ossia il C.D., il quale le aveva proposto di collaborare con alcune persone che clonavano conti correnti e poi trasferivano i soldi su conti svizzeri. Dopo le iniziali resistenze della donna, C.D.le faceva conoscere sia il B.F. che P.S. i quali, assumevano da subito un atteggiamento intimidatorio, minacciandola più volte che, qualora non avesse accettato le loro richieste, il suo permesso di soggiorno e le relative pratiche per ottenere la cittadinanza italiana sarebbero svanite. A quel punto, la Z.E., pur di scongiurare il pericolo per la sua cittadinanza, acconsentiva a fornire quanto richiestole, ovvero i dati relativi a conti correnti “capienti”, compreso lo “specimen” di firma, fatto che avveniva in diverse occasioni, senza peraltro che la donna accettasse in cambio alcun compenso.
L’organizzazione si è dimostrata particolarmente meticolosa nella pianificazione degli eventi: alla donna, infatti, veniva consegnata una scheda sim da usare per contattare sia B.F. che P.S. i cui nominativi dovevano essere memorizzati con gli pseudonimi “gatto” e “volpe”; la stessa, inoltre, nel corso delle telefonate doveva utilizzare espressioni quali “amore”, “caro”, ecc. al fine di far credere, qualora intercettati, di essere amanti. La maniacale attenzione ai dettagli ha portato – altresì – i vertici del sodalizio ad imporre alla Z.E. specifici periodi di assenza dal lavoro, nel corso dei quali i prestanome appositamente arruolati – ai quali venivano precedentemente intestate fittizie società destinatarie degli assegni – venivano accompagnati presso gli istituti bancari designati, allo scopo di aprire dei conti correnti di comodo sui quali far transitare i titoli di credito falsi da monetizzare. Le indagini esperite a seguito della piena ricostruzione delle dinamiche criminali del sodalizio, permettevano di accertare – oltre alla illecita provenienza dei 5 titoli di credito che il S.M. tentava di incassare il 23 febbraio in Busto Arsizio – che, in data 09.01.2012, presso la filiale di Avellino della “Banca Popolare di Novara”, l’irpino P.D. (titolare di procura per operare sul conto corrente), depositava sul conto corrente intestato allo zio E.G. un assegno della “Banca Popolare di Puglia e Basilicata”, filiale di Borgosesia (NO), compilato per l’importo di euro 463.720,12, tratto su uno dei conti correnti forniti dalla Z.E. a BRIGO. Il titolo in questione, trascorsi i termini di prassi per l’incasso “fuori piazza”, veniva pagato con l’accredito dell’intera cifra sul predetto conto corrente in data 16.01.2012. Lo stesso giorno, P.D. di Contrada si recava presso il medesimo istituto ove depositava n. 3 dispositivi di bonifico, per importi rispettivamente:
di euro 403.000,00 a favore della “Ditta P.D.”;
di euro 40.000,00 sul conto corrente intestato allo stesso P.D.;
di euro 18.000,00 a favore di E.G., di fatto facendo perdere, nel giro di poche ore, qualsiasi traccia del denaro di illecita provenienza.
Inoltre, in data 20.01.2012, presso la cassa continua della medesima banca di Avellino, lo stesso P.D., utilizzando la carta bancomat intestata allo zio E.G., versava un secondo assegno bancario della “Banca Popolare di Puglia e Basilicata/filiale di Borgosesia”, compilato per l’importo di euro 235.600,12 e tratto sul medesimo conto corrente; quest’ultimo titolo non veniva però pagato in quanto “irregolare”. Nel complesso, nel corso delle indagini, sono stati individuati titoli di credito emessi per un valore complessivo di oltre un milione di euro, dei quali circa la metà regolarmente monetizzati e incassati. A seguito delle perquisizioni domiciliari effettuate all’atto della esecuzione dei provvedimenti cautelari, è stata rinvenuta diversa documentazione, attualmente al vaglio degli investigatori.

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