Colpo di scena all’Asi. Sembra essere caduta nel vuoto la richiesta avanzata lo scorso 30 ottobre da 20 sindaci del Pd che avevano presentato istanza di convocazione del Consiglio generale. Contestualmente due membri del Consiglio direttivo – Famiglietti e Verrengia – avevano rassegnato le proprie dimissioni. Una manovra indirizzata a sfiduciare il presidente Pietro Foglia ed eleggere un nuovo direttivo. Foglia, in seguito alla richiesta, aveva chiarito come dovesse essere lui stesso, in quanto presidente, a dover convocare il consiglio generale. Non solo. Il presidente da subito aveva manifestato l’intenzione di vagliare se la richiesta fosse stata avanzata osservando le disposizioni stabilite dalla legge chiarendo che secondo il suo parere nei consorzi industriali non è contemplato l’istituto della revoca e della sfiducia.
Oggi il ‘verdetto’. Secondo il parere pro veritate espresso dal giurista interpellato dallo stesso Pietro Foglia: “La richiesta di convocazione del consiglio generale per la revoca del presidente e dei componenti del comitato direttivo si palesa manifestatamene inammissibile ed improcedibile, in quanto contra legem”.
La richiesta di convocazione infatti sarebbe in contrasto con la normativa di cui al decreto legge del 23 giugno del 1995 numero 244, articolo 11, convertito nella legge dell’otto agosto del 1995 numero 341. Inoltre la richiesta dei sindaci sarebbe stata viziata da una serie di irregolarità tale da inficiarne la validità. In aggiunta, secondo il parere del giurista non esistono gli istituti della revoca e della sfiducia per l’assemblea. Il parere, naturalmente, è stato messo agli atti del consorzio e questa mattina si è riunito il comitato direttivo che ha solo preso atto delle dimissioni dei due componenti.
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