Ariano Irpino – E’ nuovo scontro tra gli ambientalisti anti-discarica di Difesa Grande e l’ex commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso. Avviata una iniziativa popolare, che molto probabilmente sfocerà in una querela nei suoi confronti per aver profondamente scosso e leso la dignità di una popolazione, stanca di essere considerata ribelle ed incivile. Ecco il fatto: Bertolaso ha rilasciato una intervista al quotidiano “Il Messaggero”, pubblicata lo scorso 8 agosto, nella quale è tornato sugli scontri registrati ad Ariano Irpino in occasione della programmata visita al sindaco Domenico Gambacorta e al consiglio comunale, avvenuta lo scorso 14 giugno e all’intervistatore, che gli chiedeva di esprimere un giudizio in ordine ai diciotto spari contro un elicottero antincendio della Protezione civile, di cui Bertolaso è direttore generale, ha risposto che non erano venuti dalla mano della malavita organizzata, ma da gente che “appartiene al partito del tanto peggio, tanto meglio”, formato “dagli stessi soggetti che mi hanno circondato, minacciosi, ad Ariano Irpino”. Naturale la levata di scudi: ad Ariano Irpino mai nessuno ha sparato ad alcuno e mai si sono verificati atti di aggressione che siano andati oltre la normale e pacifica protesta, benché ampiamente giustificati per le riconosciute gravi responsabilità che le istituzioni hanno nella gestione dei rifiuti in Campania. Gli ambientalisti sono assolutamente estranei alle iniziative assunte da ignoti che hanno attaccato, almeno così sembra, un elicottero della Protezione civile, anche se la circostanza viene smentita da numerose fonti ufficiali ed hanno reagito ad un fatto moralmente ingiusto e penalizzante per la comunità locale, stanca di sopportare sempre e comunque il peso della emergenza rifiuti in Campania. La discarica di Difesa Grande era stata chiusa dal governo e sottoposta a sequestro dalla procura della repubblica di Ariano Irpino, che stava svolgendo indagini per verificare se l’ipotesi accusatoria di disastro ambientale avesse un riscontro oggettivo; e la popolazione si era ribellata contro la riapertura dell’impianto, imposta a suon di provvedimenti legislativi urgenti. Le indagini sulle eco-balle e sulla gestione complessiva dei rifiuti in Campania dovrebbero indurre le istituzioni a correggere il tiro e a rispettare di più la popolazione, che si mobilita a difesa dei diritti fondamentali della vita e del proprio territorio, spesso con la consapevolezza di essere sola davanti a problemi molto complessi. Certamente, l’aggressione a Bertolaso rimarrà nella storia di Ariano Irpino come un evento spiacevole, perché le ragioni del dialogo ed il senso di ospitalità nei confronti di un alto livello istituzionale dovrebbero essere patrimonio ineludibile di un popolo, ma inserendo l’evento in un contesto di esasperazione, che ha travolto la popolazione dopo oltre dieci anni di paziente sopportazione, si riesce a rinvenire la vera matrice dell’iniziativa, non malvagia ed estranea al movente che ha armato la mano di ignoti contro l’elicottero della Protezione civile. La riapertura di Difesa Grande non ha risolto assolutamente nulla: i rifiuti – lo sappia Bertolaso – sono ancora lì, abbancati in mezzo alla strada esattamente come prima e i cittadini continuano a pagare un servizio pubblico di primaria necessità, che viene puntualmente sospeso sine die per cause più o meno note, certamente estranee alla volontà della popolazione di Ariano Irpino, della provincia di Avellino e della Campania. A noi, come campani, non ha fatto piacere vedere la foto di Napoli sommersa dai rifiuti pubblicata sulla prima pagina del “New York Times”.
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