App: la gestione partecipata della dogana sia il pilastro del campo largo

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Riceviamo e pubblichiamo la nota del gruppo APP – Avellino Prende Parte: “C’è un elemento che lascia perplessi nella gestione della Dogana di Avellino, ed è la sequenza delle decisioni assunte nelle ultime settimane. Se da un lato, si motiva il mancato ricorso al bando della Fondazione con il Sud con la necessità di ulteriori approfondimenti, legati alla “particolare strategicità” del bene e alla complessità della sua futura gestione. Dall’altro, a stretto giro, si annuncia un bando, a selezione interna, rivolto ai privati e agli enti no profit senza risorse e a ridosso della presentazione delle liste, quindi della prossima campagna elettorale. Due passaggi difficili da tenere insieme. Perché, se un bene è strategico al punto da richiedere approfondimenti, è legittimo chiedersi su quali basi e con quali elementi nuovi si sia arrivati così rapidamente a una scelta diversa senza chiarire come sarà possibile una gestione ampia e condivisa se il comune non investirà nemmeno un euro. Vale la pena ricordare, inoltre, che il percorso legato al bando della Fondazione con il Sud avrebbe sì previsto una selezione interna delle proposte da candidare, ma con un elemento di garanzia tutt’altro che secondario: la valutazione finale dei progetti sarebbe stata affidata a un soggetto terzo, riconosciuto e autorevole, che in caso di selezione avrebbe garantito risorse. Un passaggio che avrebbe assicurato un livello elevato di trasparenza, qualità e credibilità nella scelta, sottraendola a ogni possibile opacità. Non è una questione tecnica, ma profondamente politica. Riguarda il modo in cui si intende gestire il patrimonio pubblico che, nel caso specifico, rappresenta un simbolo dal valore storico e culturale per l’intera comunità. Per questo, è utile che il dibattito pubblico si apra e si allarghi. Le posizioni espresse in queste ore da chi solleva dubbi e chiede maggiore chiarezza, come sollevato giustamente dal Comitato Salviamo la Dogana, contribuiscono a riportare al centro una questione che non può essere considerata marginale. Sarebbe fin troppo scontato dire che chi si candida a governare la città debba prendere posizione su una questione che rappresenta ancora una ferita aperta per l’intera comunità. Il “campo largo”, ad esempio, che sceglie ancora di escluderci dai tavoli di confronto partitico, non è esente da una responsabilità più grande: far capire alla città quale idea di futuro si ha in mente? Quale occasione migliore, se non questa, per partire dalle scelte concrete, piuttosto che dai “perimetri della coalizione” e dalla tattica. Non basta richiamarsi genericamente alla tutela dei beni comuni se poi, nei passaggi concreti, manca una parola chiara su decisioni che incidono direttamente sul destino di uno dei luoghi più significativi della città. La partita sulla Dogana non è secondaria. È, al contrario, un banco di prova della capacità di tenere insieme visione, coerenza e interesse pubblico. E su questo, oggi, serve più di un silenzio”.