Analisi del fenomeno del bullismo in Italia: il rapporto Istat

Analisi del fenomeno del bullismo in Italia: il rapporto Istat

22 Dicembre 2015

Il rapporto di fine 2015 redatto dall’Istat evidenzia come il fenomeno del bullismo sia molto diffuso tra gli under 18: circa il 50% di essi ha subìto una violenza. In aumento il cyberbullismo soprattutto tra le ragazze.

Si intitola “Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi” ed è il report che fotografa la situazione di uno dei temi più scottanti relativo alle nuove generazioni, aggravato soprattutto dall’uso spesso smodato di dispositivi elettronici come computer e cellulari connessi alla rete che in linea di massima espongono i più giovani a tanti e nuovi rischi.

I dati pubblicati sono relativi all’intero anno 2014 ed evidenziano come oltre il 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni abbia subìto episodi offensivi, violenti o comunque non rispettosi da parte di coetanei. Il 19,8% è stato vittima assidua di un’azione di bullismo, subìta con una frequenza di diverse volte al mese, mentre per il 9,1% gli atti di prepotenza si sono perpetuati con una cadenza settimanale.

Statistiche alla mano, più i ragazzi della fascia di età 11-13 (22,5%) rispetto a quelli 14-17 (17,9%), e più le femmine (20,9%) dei maschi (18,8%) hanno sopportato comportamenti offensivi, violenti o non rispettosi. Tra gli studenti delle superiori: i liceali sono in testa (19,4%), seguiti dagli studenti degli istituti professionali (18,1%) e da quelli degli istituti tecnici (16%).

La maggiore frequenza, a livello territoriale, è relativa al Nord dell’Italia, ma il fenomeno è diffusamente presente su tutto il territorio nazionale.

Tra i ragazzi che navigano in rete tramite cellulari o computer, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni cattive tramite sms, e-mail, chat oppure attraverso social network. Il 7,1% delle ragazze è stata vittima di cyber bullismo contro il 4,6% dei ragazzi.

Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).

Un altro aspetto fondamentale preso in analisi è quello relativo alla scelta delle strategie ritenute migliori per difendersi dagli attacchi ricevuti. Soprattutto le ragazze ritengono che confidarsi con le persone “più vicine” sia il modo migliore per definire la più appropriata reazione oppure il comportamento più adeguato da tenere. Ben il 65% (69,9% delle femmine e 60,4% dei maschi) ritiene che rivolgersi ai genitori per chiedere aiuto sia una buona strategia, mentre il 41% (44,8% delle femmine e 37,4% dei maschi) ritiene opportuno rivolgersi agli insegnanti. Ma sono alte anche le quote di coloro che giudicano utile confidarsi con amici (42,8%) o con fratelli e sorelle (30%).

L’importanza di queste indagini risiede nello stimolare l’interesse collettivo nei confronti di tematiche relative a una parte della società che necessità di costante protezione e controllo. Per questo gli studi relativi allo stato mentale, oltre che fisico, degli adolescenti possono contribuire ad aiutarli e sostenerli nei momenti di difficoltà.


1 Comment so far

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  1. Anonimo
    #1 Anonimo 6 Aprile, 2017, 18:29

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