4 gennaio: data emblematica per l’Almec di Nusco. L’azienda, secondo gli impegni assunti la scorsa settimana, dovrà pagare le mensilità arretrate e la tredicesima altrimenti non si potrà sventare la minaccia, operata dai dipendenti, della mancata ripresa dei lavori. Dentro o fuori, insomma. Perché oggi si deciderà il futuro dello stabilimento di Nusco e dei suoi 268 lavoratori. Se, come sottoscritto e verbalizzato nell’ultimo incontro in Prefettura dagli esponenti dell’azienda presenti al tavolo di mediazione, verranno pagate le spettanze arretrate, allora si apriranno nuovamente i margini per provare a recuperare quella fiducia che, da parte dei dipendenti e nei confronti dell’Almec, è oggi ai minimi storici.
A rendere la situazione ancora più difficile c’è poi il pericolo del collasso aziendale che è davvero dietro l’angolo. Se gli operai non torneranno in fabbrica, Fiat taglierà, o meglio azzererà, le commesse ad Almec, costringendo lo stabilimento di Nusco al fallimento. “Le prospettive lavorative per i prossimi mesi non sono negative – spiega Sergio Scarpa della Fiom Cgil – L’azienda deve venire allo scoperto, vogliamo capire le reali intenzioni”. Insomma, rimettere in moto la partita assicurerebbe la possibilità di riassestare su livelli regolari l’attività aziendale e produttiva.
Redazione Irpinia
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