Al Gesualdo arrivano ‘I chiodi di Thor’: sabato 14 l’inaugurazione

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Avellino – Sono 33 le foto presentate al Teatro Carlo Gesualdo dalla fotografa irpina Antonia Di Nardo, sul tema de “I chiodi di Thor” dalle dimensioni di 70cm x100. Sottotitolo della mostra, che sarà inaugurata sabato 14 aprile restando in permanenza fino al 24, è il tempo della grazia. I chiodi ritratti hanno diverse datazioni che vanno dal 1400 al 1600. La potenza allegorica del soggetto ritratto, il chiodo appunto, ha condotto la fotografa ad un’interpretazione originale e contemporanea dell’iconografia sacra. Il percorso della consapevolezza del messaggio prodotto segue infatti un esordio in cui il chiodo è stato accostato dall’artista ad oggetti di serie nella mostra “Serial nail” in cui era associato a lavatrici, posate, automobili, biglie colorate, tazze. Da subito nella produzione dell’artista allegoria di un’umanità fragile, doveva essere l’oggetto che con l’auto-negazione della sua funzione pratica con un atto di creatività ridisegnava il proprio destino. L’atto di creatività si trasforma in una scelta di fede nelle proprie potenzialità nella mostra “cross roads”, in cui l’uomo al crocicchio si trova posto di fronte alle proprie scelte e la croce è la trasposizione divina di questa scelta. L’uomo nella valorizzazione delle proprie potenzialità compie uno sforzo che lo avvicina al disegno divino. Il chiodo con la ruggine che macchia di rosso, come il sangue, con la sua fragilità e con il tempo che lo ha reso torto, piegato,scalfito e a volte privo di testa, è ormai simbolo di un’Umanità sofferente e prende su di sé la storicità del compito rivestito nella crocifissione del Dio –Uomo. Nella mostra “una Maddalena” è raccontata Maria Maddalena di Magdala che racchiude in sé il fascino “della donna” e di un percorso personale che, dall’esperienza di peccatrice, la conduce, poi, ad una condizione privilegiata di discepola della divinità fatta uomo. La mostra ha interpretato il lato femminile della religione, lo sguardo di Dio alla Donna. Centrale il concetto della pietà :è infatti, “la donna”, che madre e sposa comprende a pieno la sofferenza di un corpo offerto in sacrificio di salvezza; un corpo “spezzato” come per un parto che dà vita. Nella sofferenza,” la pietà” tutta femminile di una madre, di una sposa, di una donna che prova amore. Nella mostra al Teatro Gesualdo sabato 14 aprile viene rappresentato il momento culminante della crocifissione di Cristo. In croce Cristo grazia il ladrone buono: “In verità ti dico: stasera sarai con me in paradiso.” Questo è il tempo della grazia. Un momento inatteso a volte, un incontro personale qualcosa che ti cambia per sempre, un messaggio di speranza. “La parola che indubbiamente rende meglio l’effetto prodotto sull’uomo dalla generosità di Dio è quella di benedizione. La benedizione è molto più di una protezione esterna; stabilisce tra Dio e la sua creatura un incontro personale, fa posare sull’uomo lo sguardo di Dio, e questo legame ha qualcosa di vitale, si avvicina alla potenza creativa (J. Guillet)”. Ed ecco allora che la possibilità di scelta diviene una necessità di creatività nell’amore, perché la grazia è un principio di trasformazione e di azione nell’amore. La fotografia di Antonia Di Nardo è la dimostrazione visiva che un particolare infinitesimo della realtà, come un chiodo, può fare da protagonista in una raffigurazione, secondo la lezione dei grandi surrealisti.

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