AVELLINO- “A quelli che sono dispiaciuti perché è venuto il tempo di lasciarci, vorrei dire che è meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati”. Non ho avuto occasione di poter esporre pubblicamente un saluto al Procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma, di fatto già Procuratore della Repubblica di Napoli Nord, anche perche’ forse parlare in pubblico non e’ la cosa che mi riesce meglio, quindi faccio quello che forse mi riesce un po’ di piu’, scriverò qualche riga, perché resti traccia di quello che in questi cinque anni ha significato seguire, quasi alla stregua di uno stalker (benche’ pubblicamente di fatto archiviato dalla stessa vittima come molestia sopportabile) , le varie iniziative e le indagini che la Procura di Avellino guidata da Domenico Airoma ha lasciato alla comunità. E per farlo ho deciso di partire dal lato “sentimentale”. Ogni saluto porta un po’ di mestizia. Mi sono tornate in mente le parole di un altro magistrato che seppure a centinaia di chilometri di distanza ha dato un grande contributo alla nostra terra. Mi riferisco a Beniamino Deidda, il Procuratore Generale di Firenze dell’inchiesta Isochimica e dei primi sequestri a Borgo Ferrovia. L’incipit e’ infatti quello che scelse di dire al termine del suo intervento nella cerimonia per il pensionamento. E’ stato sicuramente un quinquennio illuminato. La luce. Chi ha fede sa bene che la luce è indispensabile nell’ azione di ogni giorno e nel proprio cammino. Vale pure per i laici, ovviamente con illuminazioni diverse. In questi anni e ancora oggi, perché l’ incarico a Napoli Nord sarà assunto tra qualche giorno, il Procuratore Airoma ha lavorato per rendere meno difficile l’incarico a chi seguirà alla guida dell’ Ufficio inquirente avellinese. Dobbiamo essere contenti per quello che ci ha lasciato e perché Avellino e’ comparsa ben tre volte nel suo cammino. Come ha ricordato, decreto di fermo alla mano come testimonianza storica, il questore Pasquale Picone, che nella notte del 26 maggio 2002 lavoro’ all’individuazione degli autori di una delle più feroci stragi di camorra avvenute, passata alla storia come “strage delle donne”. Quella notte Domenico Airoma e Manuela Mazzi, pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli allora guidata da Agostino Cordova, come ha ricordato il questore Picone non lasciarono gli investigatori neppure un secondo. La mattina seguente, alle ore 11, come si legge nel decreto che Picone ha voluto consegnare al Procuratore, furono eseguiti nove fermi nei confronti di altrettanti esponenti dei Graziano, sette dei quali condannati in una istruttoria seguita dai due magistrati. Le rinunce per continuare a guidare la Procura di Avellino non sono state poche in questi anni. L’ultima, quella a Segretario Generale del Csm, una nomina prestigiosa, come altre che nel corso di questi cinque anni avevano visto indicare il magistrato. L’ orgoglio di leggere che il Procuratore di Avellino, nel settembre scorso e’ stato indicato comf “Esperto italiano della rete giudiziaria europea contro la criminalità organizzata (progetto EJOCN)” del Ministero di Grazia e Giustizia all’interno dell’organismo che insieme ad altre realta’ investigative come Eurojust si occupa del contrasto alla criminalita’ facendo rete tra le esperienze dei vari stati. Questi cinque anni ci consegnano un dato. Non esistono zone franche o settori dove non si possa indagare. Nessuno, anche in una realtà allergica all’azione di contrasto verso la pubblica amministrazione si può ritenere “legibus solutus”. In questi giorni si leggono da più parti elogi e parole di apprezzamento per il Procuratore Airoma. Un classico, specie quando ci sono saluti. I celebri “ponti d’oro”. In tutti questi anni non sono mancate le reazioni anche sopra le righe per il lavoro della Procura. Una neppure celata insofferenza e ostilità al lavoro dei magistrati. A tal proposito
torna alla mente, ancora una volta, la celebre frase pronunciata da Piero Calamandrei riguardo ad Aurelio Sansoni, magistrato in Toscana durante il ventennio fascista, il primo giudice ad essere definito con disprezzo “rosso” (quindi politicizzato, fazioso, non legittimato): “Non era in realtà né rosso né bigio“ scrisse Calamandrei – “era semplicemente un giudice giusto: per questo lo chiamavano “rosso”, perché sempre, tra le tante sofferenze che attendono il giudice giusto, v’è anche quella di sentirsi accusare, quando non è disposto a seguire una fazione, di essere al servizio della fazione contraria”. Penso che valga la pena ripeterlo (per quanto non si può certamente definire “rosso” il Procuratore Airoma) anche in questa circostanza. Perche’ passata la fase dei saluti e della celebrazione, qualcuno alla stregua di una Eris (ricordate la gustafeste epica delle nozze di Peleo e Teti) in ritardo, potrebbe sempre tentare di usare argomenti che non sintetizzano cinque anni di lavoro in questa provincia. Proprio ripensando a Calamandrei, mi sovviene una risposta data dal magistrato qualche tempo fa, partecipando ad una iniziativa nel Carcere Borbonico sulla lezione di Giorgio La Pira. Rispetto a quella storia il Procuratore Domenico Airoma aveva anche auspicato un giorno di poter scrivere un elogio dei politici scritto da un magistrato. Chissà se al termine di questi cinque anni ne avrebbe scelto uno irpino. Renato Zero cantava che un ritorno non è mai facile, non e’ cosa da niente. Il ritorno ad Avellino per il dottore Airoma, dopo la Dda e la prima nomina, non e’ stato una cosa da niente, anche per la funzione, ma ha lasciato un segno importante. Non si può dire che tutte le esigenze di giustizia, tantissime e concentrate nei vari paesi della nostra provincia siano state soddisfatte, lo ha ammesso lo stesso magistrato quando ha parlato dei rammarichi per quello che si sarebbe potuto fare di più. Ma questo ritorno è stato sicuramente carico di contenuti e ha lasciato una eredita’ che, come ha sottolineato il Procuratore Aggiunto Francesco Raffaele, che tra qualche giorno raccogliere il testimone: una non facile eredita’. Un profilo che risponde perfettamente a quello che ieri il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha tratteggiato per la figura del magistrato: ” Il rigore morale e l’alta professionalità costituiscono i due elementi che sorreggono la credibilità dell’Ordine giudiziario”.
Redazione Irpinia
Testata giornalistica registrata al tribunale di Avellino con il n. 422 del 21.5.2014
- Redazione – Via Dell’Industria snc – Pietradefusi (AV)
- 082573384
- redazione@irpinianews.it

