Agguato a Liotti, dopo tre processi di Appello Volzone assolto dall’accusa di tentato omicidio

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AVELLINO- Danilo Volzone assolto “per non aver commesso il fatto” dall’accusa di tentato omicidio. Dopo quattro anni e quattro mesi di carcere scontati in Alta Sicurezza, tre condanne, quella inflitta in primo grado ad Avellino nel 2022 e per due volte in secondo grado e due annullamenti della Cassazione, i giudici della V Sezione Penale della Corte di Appello di Napoli hanno assolto il quarantenne avellinese, difeso dai penalisti Gaetano Aufiero e Alfonso Furgiuele dall’accusa di tentato omicidio nei confronti di Francesco Carlo Liotti, avvenuto nell’agosto del 2020 in Via Visconti ad Avellino. Volzone era stato arrestato nel 2021 dagli agenti della Squadra Mobile dopo un’indagine della Dda di Napoli L’ultimo capitolo dell’inchiesta a cadere davanti ai giudici dell’Appello ter e’ stato quello dell’utilizzabilita’ delle intercettazioni, su cui dopo i due annullamenti delle aggravanti del metodo mafioso e della premeditazione, il penalista Gaetano Aufiero, discutendo davanti ai giudici della Corte di Appello aveva evidenziato non solo la loro inutilizzabilita’ ma anche la prova di resistenza delle accuse senza quelle intercettazioni. Il primo agosto scorso i difensori erano riusciti ad ottenere l’inefficicacia della misura cautelare e Volzone era stato scarcerato. L’ultima aggravante esclusa dai giudici della Cassazione era stata quella della premeditazione. Volzone era stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione e dopo un lungo braccio di ferro tra accusa e difesa la Corte di Appello di Napoli aveva rideterminato la pena inflitta dai primi giudici nei confronti di Danilo Volzone, ritenuto responsabile del reato di tentato omicidio commesso in danno di Francesco Carlo Liotti, nella misura di anni tredici di reclusione, esclusa la circostanza aggravante di cui all’articolo 416 bis e confermata quella della premeditazione. I giudici di secondo grado in sede di rinvio dalla Cassazione, che aveva annullato la condanna inflitta dal Tribunale di Avellino nel marzo del 2022, aveva ha escluso la crcostanza aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso, confermando quella della
premeditazione. Nell’ultimo accoglimento delle tesi difensive dopo la sentenza di Appello bis, i giudici della V Sezione Penale della Cassazione avevano annullato la sentenza impugnata, motivando proprio sulla premeditazione non dimostrata. Per i giudici, infatti la sentenza : “non individua elementi inconfutabili a sostegno della conclusione sostenuta secondo cui il momento criminoso sarebbe insorto nelle primissime ore del mattino del 20 agosto ( all’una di notte), dunque dodici ore prima dell’esecuzione del delitto. In particolare, non sono stati evidenziati elementi che consentano di ricondurre il danneggiamento dell’autovettura del fratello dell’imputato alla condotta del Liotti, o altri elementi da cui inferire che Imputato abbia comunque, in quel momento, elaborato il proposito di
vendicarsi attentando alla vita del medesimo. La sentenza impugnata non ha esplorato in modo adeguato l’episodio della
notte cui ha collegato l’insorgenza del proposito criminoso ed ha omesso di
considerare che tale attentato, di per sé, non illumina retrospettivamente, in
modo specifico, sul momento di insorgenza del proposito omicidiario, in difetto altri elementi specifici che possano avere caratterizzato la condotta dell’imputato”. Già i giudici I giudici della I Sezione Penale della Corte di Cassazione avevano ritenuto pero’ fondati i motivi dell’impugnazione della difesa sulla contestata aggravante del metodo mafioso e della premeditazione. A partire dalla prima, per cui rilevavano i magistrati: “La sentenza impugnata…… si è limitata a richiamare le caratteristiche dell’azione (plateale, efferata, eseguita, a volto scoperto in pieno giorno, in una via centrale e trafficata), senza approfondire il tema, parimenti rilevante, dell’idoneità di tali peculiari modalità esecutive ad ingenerare un clima di soggezione concretamente sfruttato dagli esecutori per una migliore riuscita del
piano omicidiario. Al riguardo si è fatto riferimento non a specifiche evidenze probatorie relative alla vicenda in esame, ma ad effetti potenzialmente riconducili ad azioni dello stesso tipo”. La difesa dopo questo lungo braccio di ferro ha ottenuto un risultato fondamentale, c’è soddisfazione nelle parole del penalista Gaetano Aufiero, difensore di Volzone:”C’e’ grande soddisfazione ma Volzone doveva essere assolto gia’ in primo grado. La verita’ e che ci sono voluti tre processi in Corte di Appello e due rinvii della Cassazione per affermare questo principio. Le aggravanti erano insussistenti e le intercettazioni erano inutilizzabili. La verità è che si e’ preferito ritenere strumentalmente sussistenti le aggravanti per utilizzare le intercettazioni che andavano escluse, disapplicando la legge. Sarebbe stata evitata una ingiustissima detenzione cautelare. Una attenta valutazione delle prove l’avrebbe potuta evitare. Non escludiamo azioni giudiziarie nei confronti di qualcuno che ha commesso degli errori o peggio. Per cui chi ha macroscopicamente sbagliato nell’applicazione del diritto e nella fase delle indagini preliminari e’ giusto che paghi”.