Processato per direttissima, l’aggressore di Via Nappi, è stato condannato a 10 mesi di reclusione e con l’obbligo di mantenersi distante dalla vittima 500 metri. Così in una nota l’avv. Tiziana Tomeo: “Giustizia è stata fatta? sembrerebbe, ma la pena è stata sospesa, quindi l’aggressore è libero di assecondare quando e come vuole, un altro suo raptus di gelosia, soprattutto perché il primo non è andato “a buon fine”. A questo la legge sullo stalking ha ridotto le donne vittime di violenze. Esse sono bersagli reiterati, fino a quando l’ennesimo ed ultimo colpo non raggiunge lo scopo: la morte della donna odiata e amata in modo malato. Come da copione, anche in questo caso la donna aveva già denunciato il marito violento ed aveva trovato il coraggio di lasciarlo sottraendosi alle torture quotidiane; ma lui non ha sopportato l’onta dell’abbandono ed ha tentato di farsi giustizia da sé. Purtroppo denunciare non serve, è ormai fin troppo chiaro, non è necessario diffondere la cultura della denuncia, ma agire in tempo e subito, questo serve! La denuncia non deve essere interpretata da chi la raccoglie come un atto qualunque, essa è una richiesta di aiuto immediato, rispetto alla quale temporeggiare aumenta solo l’ansia e le paure della possibile vittima, oltre a rendere la vita stessa impossibile, ma non scalfisce minimamente l’intenzione dell’aggressore che prima o poi, porterà a termine il proprio disegno criminoso. L’errore più grande in questi casi, è applicare la sospensione della pena che, per reati simili, non solo non dovrebbe essere concessa, ma a maggior ragione, preesistendo querele che già compromettono il quadro accusatorio, non dovrebbe minimamente essere immaginata, nonostante l’incensuratezza. Chi colpisce lo fa con il preciso intento di uccidere, sempre, come è accaduto anche per l’aggressore di Via Nappi; normalmente chi fortunatamente riesce ad espiare la pena in carcere, una volta libero, ha solo un pensiero: tornare nei luoghi dove vive la “sua ex donna” per ucciderla, è la stragrande maggioranza dello volte lo fa; immaginiamo cosa possa accadere quando invece il reo è lasciato libero? Prevenzione, protezione delle vittime e punizione dei colpevoli sono i ritardi dell’Italia in Europa, esistono regole poco chiare che consentono di giungere a esplosioni di violenza che culminano con l’uccisione di donne per il solo fatto di essere donne La legge cosi’ articolata non funziona, è immotivatamente “blanda” ed i magistrati eccessivamente e sproporzionatamente cauti”.
Redazione Irpinia
Testata giornalistica registrata al tribunale di Avellino con il n. 422 del 21.5.2014
- Redazione – Via Dell’Industria snc – Pietradefusi (AV)
- 082573384
- redazione@irpinianews.it
