Atripalda – Si terrà sabato 14 il Primo Memorial “Francesco Montuori – Matteo Spadafora” – al Campo Sportivo “Valleverde” di Atripalda. Alle ore 16.00 la Santa Messa in ricordo degli atleti scomparsi.
Alle ore 17.30: Incontro di calcio tra “vecchie glorie”.
Seguirà alle 19.00 la Premiazione e un buffet.
Durante la manifestazione sarà allestita una mostra fotografica curata dal sig. Generoso Tirone. Per ricordare gli atleti scomparsi della “mitica” Atripalda, pubblichiamo l’articolo di Gioacchino Limongelli: “C’eravamo lasciati con una promessa, non dimenticare. Ebbene come un pegno d’amore sincero, lo manteniamo. Sabato 14 giugno è festa al “Valleverde” di Atripalda. Ricordiamo Ciccio Montuori e Matteo Spadafora due calciatori degli anni sessanta che non ci sono più, e all’appuntamento ci saranno ex compagni di squadra e tantissimi amici e sportivi.
Ricordare Manzo, Iandoli, Montuori, per gli atripaldesi è come dire Zoff, Cabrini, Gentile. C’è un siparietto che non tutti sanno. Bebbè Iandoli era fidanzato con una tale Rosetta. Poiché all’epoca furoreggiava Sarti, Magnini, Rosetta della Fiorentina, per traslato Magnini era Montuori e Rosetta quindi Bebbè Iandoli. Vi lascio immaginare lo sfottò e le avance negli spogliatoi. Matteo Spadafora morto poco tempo fa non mi ha dato il tempo di ricordarlo degnamente. Questa è la buona occasione. Madre avellinese, padre salernitano , a cavallo degli anni sessanta dalle giovanili della Salernitana arriva ad Atripalda. Portiere di immensa classe, fisico possente, carriera in ascesa. Quindi Avellino, Cavese poi Taranto dove per un incidente alla mano chiude anzi tempo la carriera che si prospettava fulgida.
Torna dalle nostre parti e sposa la dolcissima Gia Laurenzano. Di lei e della nobile famiglia è difficile proporre aggettivi e ricordarne i lustri senza commettere omissioni. Il caso vuole che mi trovo ad abitare nello stesso palazzo di via Tripoli in Atripalda. Da suo ammiratore diventiamo amici, spontaneamente con una sola passione: il calcio. In una delle tante uscite domenicali direzione stadio, parlando lo convinsi a scendere di nuovo in campo.
Come? Eravamo di ritorno da Salerno, fine maggio, la Salernitana di Tony Rosati aveva perso il treno per la B. Al mio amico funzionario della Banca Commerciale sede Napoli, chiesi con un pò di malizia come stava andando il torneo interbancario regionale. Avevo saputo da amici napoletani che c’era un portiere paratutto che aveva portato la squadra in finale. Lui sempre schivo non me lo aveva detto. Così mi rispose che si era scoperto ancora motivato e reattivo. Gli chiesi se voleva fare una reantreè a sorpresa nella squadra dei “ Professori” per la prima Coppa dell’Unità. Non disse subito si, ma neanche no. Capii. Bisognava fare breccia nella saggezza di Gia. Ebbene non fu difficile, ero di casa. All’esordio al “Valleverde” per Spadafora vennero in mille. Siamo nel 1973. Il campione mai dimenticato era lì in carne ed ossa. Con prestazioni da applausi, arrivammo in finale. Il nostro galvanizzato e entusiasta come un ragazzino all’esordio , quasi alla fine della partita si dimenticò dell’età, del fisico non più elastico, e generosamente volò alla sua sinistra per togliere la palla dal sette su colpo di testa di Otello Iuliano. Salvò il risultato. Vincemmo la coppa, ma come in un film di Rossellini il finale fu drammatico. Il primo attore esce da protagonista. Infatti cadendo la spalla si scompose. Urla, sgomento, paura. Ero lì e palpai la gravità dell’incidente. Fine della storia. Ultima apparizione l’anno successivo premiato dal patron del torneo stracittadino Gioso Tirone, per merito e sfortuna. La stessa che lo ha stroncato nel più bello della vita. Ma sabato 14 giugno, non dovrà essere un amarcord triste, perché i festeggiati sono con noi splendidi uomini di indimenticabile spessore e qualità. Ciccio Montuori con quella sua aria scanzonata di eterno ragazzo, sfacciato ma garbato; Matteo Spadafora imponente e signorile, a volte sornione e riservato, mai banale. Riusciremo a trattenere il magone? Saremo in grado di riempire i vuoti con il nostro entusiasmo? La vita con loro è stata canaglia, il ricordo e l’affetto di noi altri la rivincita. Vi vogliamo bene”.
Redazione Irpinia
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