Acs – Il centrodestra non demorde: bocciato il bilancio

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Con il 44% di voti contrari e il 41% a favore non è passato il Bilancio dell’Alto Calore Servizi.
Dopo il successo alla Patrimonio, va a buon fine anche l’assalto del centrodestra all’ente guidato da Franco Maselli.
Una assemblea quasi scontata aperta dalla domanda retorica del presidente.
Senso di responsabilità, attaccamento alla poltrona o vana gloria?… Resta il dato di fatto, in fin dei conti, che Maselli ha tentato “invano” di spiegare che in una Spa il voto politico ha rilevanza solo in un momento successivo rispetto a quello di merito. “Dobbiamo tener conto delle cose che chiedono i cittadini, non i capobastone. Il nostro obiettivo primario è sempre stato legato all’interesse generale e il CdA non sarebbe mai stato di ostacolo alla chiamata di responsabilità, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. Un riferimento chiaro a “comportamenti strani con giustificazioni risibili” legati alle reazioni rispetto alla posizione più volte sostenuta da presidente e CdA. Molte le allusioni degli ultimi giorni rispetto ad una “resa dei conti”. “Ma – ha incalzato Maselli – non ho nessun conto da rendere se non il bilancio di questa società”. Tre milioni e mezzo di debiti nel settembre 2008, quattro milioni e mezzo nel dicembre 2008. Oggi una totale inversione di tendenza con un bilancio in attivo. Per questo il numero uno dell’Acs non accetta “mortificazioni” rispetto al suo operato né verso quello del consiglio di amministrazione. “Si può vincere la guerra ma non si può chiedere a nessuno di passare sotto le forche caudine. La dirigenza di questa società ha conseguito i suoi obiettivi. Si sono votati bilanci in passivo e viene bocciato quello in attivo”. Una lotta senza quartiere che si abbatte inevitabilmente sulla pelle dei lavoratori: “Pur di mandare a casa il CdA ci si gioca addirittura la sopravvivenza della società”. Un’arringa che non ha sortito gli effetti sperati. Il centro destra resta sulle sue posizioni e a quanto sembra l’intenzione è quella di convocare una nuova assemblea con all’ordine del giorno la revoca del presidente e del consiglio di amministrazione.

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